Un uomo qualunque

Andiamo a morì che è meglio e subito anche. Ha più senso e ti salti la parte in cui scopri che tua figlia, sedicenne, è rimasta incinta.
Andiamo a morì come i cani che si allontano in silenzio prima di crepare, lontani da sguardi e lacrime.
Loro si che hanno dignità, non chiamano i preti, non vogliono parenti al capezzale e se ne fottono dei notai.
Il problema è la civiltà ma tanto a Voyager hanno detto che nel 2012 finirà il mondo. Ho giusto il tempo di farmi una vacanza con la Costa Crociere e vedere l’Europa andare a puttane. 

Siamo nell’era dove nascere ha meno senso del vivere, era dai tempi della Morte Nera che non si verificava un cosa del genere. Intanto leggo a lume di candela William Blake e mi domando perchè lo stia leggendo a lume di candela dato che ho appena pagato la bolletta e sono le tre del pomeriggio e allora mi sento un coglione che ormai nella crisi esistenziale più totale inzuppa pan di stelle (del discount) nella candeggina per cercare una soluzione drammatica che sia in sintonia con il resto.
Nessuno si unisce al mia disperazione, la mia ragazza mi parla solo del nuovo catalogo H&M, i parenti non mi salutano per strada e i vicini dicono che sono un bravo ragazzo anche se profano tombe di giorno.
Prenoto la crociera, vada per il tour del Metaponto. Mi assicuro che sulla nave non ci sia un napoletano a comandarla nè ragazze dell’Est come cameriere. Sono superstizioso, se proprio devo morire preferisco farlo a modo mio, biscotti e candeggina ad esempio.

Poi un giorno vai al supermercato per fare il pieno di pan di stelle e candeggina, attendi il tuo turno per pagare e la cassiera volge uno sguardo dolce verso di te, ti sorride e il bianco dei suoi denti con il rosso porpora del suo rossetto creano un arcobaleno bicolore che sa di speranza e magari di conversazione e appuntamento e tante altre sostranzate.
Pensi che tutto sommato dovresti resistere e cercare di essere ottimista, gettare i DVD della Guinea Pig , cancellare la parola MILF dalla cronologia e sostituire i cd dei Sisters of Mercy con quelli di Lucio Dalla. Tentare di avere una vita normale, anche se tutto brucia e di normale ci sono solo l’alba e il tramonto. Per il momento.
Ma io il biglietto l’ho già comprato, la Grecia sta collassando e con lei mezza Europa. E mi viene da ridere.
No, la precedenza alla contemplazione della distruzione. Il resto è un contorno, certo poi piangerò anche io ma almeno avrò la soddisfazione di dire: “Lo sapevo”.


Frank Cappello non è una pornostar, ma un regista che fino a qualche anno fa aveva alle spalle solo qualche filmetto (in uno dei quali ha diretto anche Russel Crow, il che non so se sia una cosa positiva). Nulla di pretenzioso o particolare, roba semplice.
Un giorno il buon Frank decide di darsi al cinema serio, e fa bene.
La sua terza opera infatti è una gemma che non deve sfuggire agli occhi di chi ama il cinema.
Qui siamo sullo stesso livello di We need to talk about Kevin nel senso che la trama del film non è nulla di nuovo ma come nel film della Ramsay, Cappello introduce qualcosa di originale facendo tesoro di quanto è già stato girato da altri.
Bob (Christian Slater) è un impiegato fantozziano, dedito al lavoro ma costantemente umiliato e messo da parte da quel sistema di cui lui stesso fa parte. I colleghi lo evitano, il suo carico di lavoro è perennemente il doppio degli altri e la sua vita sociale si riduce a colloqui con il suo pesce rosso parlante.
Certo, Bob ha qualche problemino forse più di uno ma il contesto che ruota attorno a lui sicuramente non è più sano.  Arrivismo, avidità e speculazione sui più deboli sono il mondo in cui Bob vive e, ahimè, viviamo anche noi.

Così il pesciolino suggerisce al nostro eroe di fare una bella strage impallinando i suoi colleghi di lavoro, ma colpo di scena nel momento in cui Bob decide di farlo un altro impiegato dell’azienda entra e fa fuori mezzo personale per poi essere sparato dallo stesso Bob. Da qui la svolta. Il fantozzi americano diviene un eroe e la sua vita cambia, anche la bellissima collega Vanessa, rimasta paralizzata dopo la sparatoria, si accorge di lui e trai due comincia una relazione sentimentale. Le cose vannno per il meglio ma presto il povero Bob si accrogerà che chi viene etichettato come mediocre sarà sempre tale e quanto arrivi a conquistare è già contaminato e puzza di ipocrisia. Perchè nella vita reale vincono sempre i più forti e le rivincite sono menzogne inventate dai perdenti.

Frank Cappello dirige un film davvero bello, dove la critica sociale è fortissima costruita seguendo una strada fatta di scene fiabesche e crudeli allo stesso tempo. Il dito viene rivolto contro la monotonia aggressiva del mondo contemporaneo, fatta di relazioni fragili come castelli di sabbia e tempo esclusivamente dedicato alla cultura dell’IO. Ciò che ne deriva è una società dove ogni valore morale e individuale viene misurato dal conto in banca o dalle promozioni ottenute in un anno. L’unica via di fuga è la pazzia, un pesce rosso parlante, un sparatoria che sa di risveglio.

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