Vieni a ballare in Puglia ma attento a non calpestare la merda

Essere nato in un paesino pugliese disperso tra campi coltivati a uliveti e vigne con qualche discarica abusiva qua e là mi ha insegnato due cose importanti nella vita: che fai parte di un piccolo mondo separato dal resto e che di questo piccolo mondo non frega un cazzo a nessuno.

Nemmeno a quelli che lo abitano.

Se dico Puglia mi rispondi: Caparezza, pizzica, mare, Albano, vino.

Si, perché tu la vedi dall’esterno quella lunga striscia di terra più simile a un isola che a una penisola e non puoi vedere né assaggiare il veleno che scorre nelle sue vene e che lentamente la sta uccidendo.

Qui il tempo si è fermato e non so a quale anno, quale periodo storico. A volte quando ci torno ho sempre la stessa impressione: non è cambiato nulla.

Il mio paese è sempre lo stesso, sembra un albero secolare che mantiene immutata la sua forma.

La Puglia allo stesso modo non muta, nonostante le folle di turisti e l’avanzare della globalizzazione è sempre identica, preserva il suo codice genetico e lo tramanda negli anni.

La Puglia è silenziosa, sorniona come il contadino che riposa all’ombra dell’ulivo dopo aver arato la terra.

Nessuno si accorge di questa regione se non quando bisogna prenotare le vacanze e parlare della vita di Albano e Caparezza.

Ah si, e di Vendola.

Poi ogni tanto qualcosa viene fuori, un lampo: una ragazza violentata e ritrovata in un pozzo o una bomba davanti a una scuola.

E allora giornalisti, intellettuali e l’Italia intera si ricordano di noi come se si fossero accorti all’improvviso che lì, in fondo allo stivale la nazione continua.

Quindi ci danno la loro solidarietà, il loro affetto che suonano come gli auguri a Natale di parenti mai visti prima.

Cominciano a descriverci come se ci conoscessero da tempo e le loro voci con pause catartiche pronunciano frasi come: “dolore”, “disperazione”, “incredulità”.

“Caparezza”.

Perché l’attenzione dei media quando non è incentrata sulle puttane di Berlusconi e sulla spazzatura di Napoli a volte trova il tempo di spostarsi sulla mia terra.

Ma lo fa per circostanze, per l’occasione, solo perché al momento non è stata sgamata un’altra minorenne nella villa di Arcore.

E così una bomba esplosa davanti a una scuola o uno zio pedofilo riaccendono l’attenzione per la culla della Magna Grecia e sembra che debba scapparci necessariamente il morto e preferibilmente in stile C.S.I per riuscire a trovare spazio nelle agende stracolme di politici e giornalisti.

Lo scrivo e magari sembrerà strano, ma qui da me la gente muore anche se non paga il pizzo alla Sacra Corona Unita e per i tumori causati dalle emissioni di industrie non a norma.

Non è che abbiamo solo zii maniaci e fans sfegatati di GTA.

Poi passata la moda per gli psicopatici nostrani tutti se ne tornano a casa, soddisfatti e con la coscienza a posto.

Tanto in Puglia oltre la pizzica e i taralli che ci sta…

Se dico Puglia che mi dici?

Lo so, non dirmelo…Caparezza, Misseri, Albano e bomba davanti a una scuola.

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