Chiedo ad un anziano dove sia diretto il treno e lui sorridendo mi risponde: “a un Inferno migliore”.

E’ Mercoledì sera e come tradizione vuole sono solo con il cemento della mia camera e non ho sonno.

Toast, birra e TV.

Amen.

Il palinsesto televisivo ovviamente fa schifo, certo non che mi aspetti il Film Blu ma vedere Beppe Braida in prima serata è uno scempio totale.

Cerca di far ridere proponendo smorfie e battute, si sforza, lo vedi che manco lui ci crede a che cazzo sta dicendo.

Provo imbarazzo al suo posto.

Braida non  fa ridere, non ha mai fatto ridere e lo conferma il fatto che sia un prodotto di quella trasmissione chiamata “Zelig” la quale ha sfornato per anni individui spacciati per comici, spazzatura  che si è accumulata in giro per le diverse reti  e che marcisce sotto i nostri occhi.

Non ce la faccio, cambio canale.

Su canale 5, rete da sempre sinonimo di qualità seconda solo a Italia 1, c’è la solita fiction con attori abbronzati, belli e soprattutto incapaci di recitare. Un mix di soggetti scaricati da reality e format televisivi vari e prontamente riciclati. Un lusso, insomma…

Ci vuole coraggio a guardare certa roba ma è vero anche che ne occorre il doppio per pensarla.

La voglia di morire comincia a farsi sentire.

Cado su Rai Tre, c’è “Chi l’ha visto”.

Quella trasmissione con musichetta inquietante stile Goblin e conduttrice inquietante come un Goblin.

Perfetto, stappo la birra e guardo.

Si parla di Emanuela Orlandi, De Pedis e il Vaticano. Le premesse per una buona serata ci sono tutte, conto di addormentarmi entro 10 minuti.

Dicono che hanno riesumato la salma di De Pedis dalla Basilica di Sant’Apolinnare e hanno ritrovato alcune ossa, si sospetta che alcune possano appartenere a Emanuela.

Ah, De Pedis era il boss della banda della Magliana. Aveva buoni rapporti con don Vergari, sacerdote della Basilica…Vaticano e Malavita, chi l’avrebbe mai detto.

Arriva la solita chiamata in diretta di un tizio che minaccia di sparare non si sa a chi o a cosa perché tirato in ballo nelle indagini. La conduttrice grida, lui pure, De Pretis dalla tomba se la ride e io insieme a lui.

Poi c’è l’appello del fratello della vittima che chiede al Vaticano di collaborare, di fare chiarezza sulla questione…

Io dico che non si saprà mai un cazzo, senza nulla togliere alla trasparenza storica che il Vaticano ha sempre mostrato dall’Olocausto al coinvolgimento con la P2. Vorrei spiegarlo al fratello di Emanuela  che è lì con un giornalista che gli pone domande ebeti,  le stesse che ascolta da più di vent’anni.  Ma non si sente vagamente strumentalizzato  e preso per il culo? Voglio dire, tutta questa merda in diretta per cosa?

Sta roba forse forse è peggio della fiction di Canale 5, ma continuo a seguire perché la rassegnazione ha ormai preso il sopravvento.

Io i parenti dei morti che vanno in trasmissione proprio non li capisco, piangono, denunciano e partecipano al gioco dell’audience. Si svendono alla Barba D’Urso di turno e agli applausi del primo pubblico di babbuini che incontrano.

Che poi il Vaticano seppellisce il killer di tua sorella in una Basilica e tu in diretta non dici nemmeno: “Dovete essere impalati bastardi rottinculo, giuro che vi rado al suolo tutte le vostre chiese di merda”.

Allora che cazzo ci vai a fare in televisione?

Tutto ciò è peggio di un circo di quarta categoria con acrobati deformi, pagliacci truccati alle meno peggio e animali devastati dalla tigna.

La cosa che mi fa paura è che ci sono tante storie come questa, quindi tante puntate di Chi l’ha visto e tanta merda che verrà spalmata in prima serata. Tanti circhi con Moire Orfei più brutte dell’originale.

La puntata va avanti, si susseguono appelli per gente scomparsa manco ci fosse un esodo nazionale. Anziani con le stampelle che prendono inter city per non si sa dove, ragazzini che lasciano biglietti di addio, mamme che di notte salgono su auto misteriose e poi non tornano più.

Ovviamente tutte persone descritte come amabili, ben volute, felici e realizzate. Perché è ovvio che una persona felice mandi affanculo tutto per scappare chissà dove.

Certo.

E  così ‘sti parenti vanno in trasmissione pregando di avere notizie, raccontano la storia per l’ennesima volta e mi domando se prima un esame di coscienza se lo siano fatto o se si sono mai posti il dubbio che il loro caro figliolo o la cara mogliettina magari si fossero rotti il cazzo di averli attorno.

Ascolto storie assurde, dove il grottesco straripa senza sosta e la banalità si taglia a fette.

Non so nemmeno io  che cazzo stia guardando e non faccio in tempo a rispondermi che parte un servizio su una famiglia che racconta della figlia scomparsa.  Perché poi ti raccontano anche la storia della famiglia che è la parte più allucinante della trasmissione.

Storie in cui la cosa meno grave è l’incesto. E i parenti si domandano del perché della fuga e se lo chiede la conduttrice e se lo chiede il pubblico.

E io spengo la TV, esco di casa e vado alla stazione. Prendo il primo Intercity che mi capita, è pieno di gente. Chiedo ad un anziano dove sia diretto il treno e lui sorridendo mi risponde: “a un Inferno migliore”.

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