L’immoralità

Massimo Pirri, questo sconosciuto.

“L’immoralità” è un film di questo signore che in tutta la sua carriera ha realizzato solo una manciata di lavori, la maggior parte dei quali derisi dalla critica. Anche il film di cui scrivo al tempo non riscosse molta approvazione da pubblico e critica, sicuramente per imperfezioni tecniche notevoli e soprattutto per i suoi contenuti dai toni dissacranti.

Non siamo davanti a un seguace di Marco Ferreri anche se il pensiero anarchico e ribelle presente nel film potrebbe indurre a immaginarlo, ci troviamo piuttosto al cospetto di un regista che ha avuto poca fortuna vuoi per suoi demeriti ma ancora di più perché  con idee un po’ troppo avanti peri tempi che correvano.

Il film parte bene e eccome se parte bene:  un uomo intento a seppellire il corpo esanime un bambina, poi un inseguimento  con la polizia e la fuga in un bosco.

Siamo in una cittadina non meglio identificata dove tutti sanno di tutti ma fanno finta di non sapere, la tipica provincia.

Simona (Ida Meda) è una bambina di 12 anni che vive con i suoi genitori in una casa immersa nella campagna, in completa solitudine e circondata da un vuoto affettivo pauroso.

La madre (Lisa Gastoni che a tratti, con le dovute proporzioni, rimanda un po’ alla Deneuve in Bell de jour) trascorre le serate con amanti sempre diversi attendendo solo che il marito muoia lasciandole così la ricca eredità, il padre (udite udite interpretato da Mel Ferrer!) invece malato e sulla sedia a rotelle spende il suo tempo a lubrificare canne di fucili da caccia.

L’unica via di fuga da quella solitudine per Simona sono le passeggiate nel bosco, lo stesso bosco dove un uomo ferito si è rifugiato cercando di sfuggire alla polizia.

L’incontro tra Simona e il misterioso uomo è inevitabile e tra i due nasce un’intesa molto forte.

Ciò che Simona non sa è che chi ha davanti è un pedofilo che ha mietuto tante vittime ma affascinata e incuriosita dall’uomo decide di dedicargli tutte le attenzioni necessarie per curarlo e nasconderlo.

Il paese mormora , la madre di Simona comincia a sospettare che la figlia nasconda qualcosa e non passa molto tempo prima che arrivi a  scoprire il segreto

Ma qui il film sorprende sovvertendo una trama fino a questo punto abbastanza piatta.

Tra madre e figlia si scatena una battaglia per chi debba essere la prediletta del killer dando origine a un vortice di gelosie e invidie.

Il pedofilo diviene un normale ospite all’interno della casa, conteso da una bambina che ha fretta di crescere e da sua madre sempre alla disperata ricerca di incontri trasgressivi.

Simona per forza di cose viene a sapere chi sia l’uomo ma il suo bisogno di attenzioni la spinge sempre a cercare la sua presenza e a concedersi a lui e addirittura a chiedergli un bambino.

La degenerazione morale si trasforma piano piano in violenze e aggressività che esplodono in un finale tanto pacchiano quanto interessante.

Massimo Pirri, autore di film underground negli anni 70’ ha tante idee ma le mette giù un po’casaccio forse più con l’intento di trasgredire che raccontare qualcosa.

Le pecche sono tantissime e spaventose come il montaggio amatoriale e la sceneggiatura barcollante ma il film ha un suo perché e soprattutto non manca di originalità.

Va ricordato che siamo alla fine degli anni ‘ 70 e argomenti come la pedofilia non riscuotevano tantissimo successo perché ancora imprigionati nell’elenco dei tabù.

Perché il film di Pirri è tosto, malato e assurdo.

E’ un favola popolata da personaggi inquietanti, spaventosi .

Una sorta di Cappuccetto Rosso in versione Weird.

Il cattivo viene tramutato a tratti in vittima mettendo in risalto la sua fragilità e insicurezza, azzardo notevole  per i tempi se si tiene conto che si parla di un pedofilo, al quale viene inoltre concessa l’opportunità di esprimere i suoi punti di vista sull’amore e la vita.

Simona nella sua innocenza viene travolta da un contesto spietato e piano piano inghiottita dalla follia che domina attorno a lei, intrappolata in una “voliera” (metafora ricorrente nel film) in cui  ognuno sogna di toccare il cielo cercando si sopraffare l’altro.

E così quanto più gli uccelli si avvicinano alla sommità stretta della voliera tanto più si feriscono con i loro becchi e artigli, accecandosi e mutilandosi.

Magari uno di loro riuscirà a scappare, certo, ma quelle ferite saranno per sempre le sue catene.

Pirri non lascia speranze né messaggi di consolazione, rade al suolo tutto e alla cieca.

Non contesta né critica, semplicemente annienta.

Ma va bene così, in fondo cercando di fare meglio poteva andare anche peggio.

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