Madeinusa

Fifa 98’ era e rimarrà uno dei videogiochi più belli che il genere umano abbia mai concepito, basti solo pensare alla sigla di apertura: “Song 2” dei Blur.

Da fanciullo ci ho speso ore lì davanti, più di quanto non ne abbia spese e ne spenderò davanti ai siti di donnine nude.

C’era il Brasile con Romario, Ronaldo, Taffarel, Leonardo, Dunga e giocare con loro voleva dire vincere i match con gol in rovesciata da centrocampo. Bei tempi.

Nel gruppo di qualificazione ai mondiali insieme al Brasile ci stava pure il Perù in cui giocava tale Flavio Maestri, nonché capitano della stessa squadra.

Divenne il mio idolo perché nonostante potessi vincere con sei gol di scarto, lui il buon Maestri, il gollonzolo me lo segnava sempre.

Per me da quel momento il Brasile sulle cartine geografiche confinò a Sud con il Paraguay, a Nord con il Venezuela e a Est con MAESTRI.

Maestri si è ritirato nel 2008 lasciando un vuoto enorme in Perù, anche perché lì oltre a lui e qualche tempio Inca sparso qua e là non è che ci si stato mai chissà cosa.

Qualche anno fa in memoria del grande e immenso Flavio mi concessi la visione di un film peruviano, Il canto di Paloma della regista Caludia Llosa.

Il film mi piacque sotto diversi aspetti, oltre che per la protagonista molto gnocca (Magaly Solier), tant’è vero che vinse parecchi premi tra cui l’Orso d’oro nel 2009.

Qualche sera fa sempre pensando al divino Maestri ho rinnovato l’evento immergendomi nella visione di un altro film peruviano: Madeinusa.

Siamo in un villaggio in culo al Perù, sperduto tra i monti e il nulla.

Un forestiero a causa di un’inondazione che ha messo fuori servizio le strade si ritrova suo mal grado a fermarsi per qualche giorno nella piccola comunità, in attesa di proseguire il suo viaggio per Lima.

Purtroppo la sua permanenza coincide con un periodo un po’ particolare, infatti gli abitanti del villaggio sono alle prese con i preparativi per la festa dei giorni Santi, giorni in cui si celebra la morte di Cristo.

Il sindaco provvede subito a isolare il forestiero perché non ben visto dalla comunità, infatti la festa è una tradizione molto sentita e intima lontana da ogni possibile comprensione per un estraneo.

Perché è presto detto: nei due giorni di festa ognuno potrà fare quello che vorrà, proprio perché Dio essendo morto non potrà vedere i loro peccati.

La cerimonia si apre con la proclamazione della vergine dell’anno, scelta tra le ragazze più belle del villaggio e la vincitrice è guarda caso la bellissima figlia del sindaco: Madeinusa. Lei dovrà impersonare per due giorni la madre di Cristo.

I festeggiamenti procedono e la festa rivela piano piano i suoi aspetti più corrotti e perversi, una sorta di riti dionisiaci in versione sud americana, dal furto allo stupro passando per l’incesto.

Madeinusa però sembra del tutto estranea a quest’atmosfera e le sue attenzioni ricadono forestiero il quale alimenta in lei il sogno di poter avere una vita migliore a Lima, città in cui sua madre tempo addietro scappò lasciandola sola con un padre seduttivo e una sorella invidiosa. E’ inconsapevole anche del nome irreale che le è stato dato e appare stupefatta davanti alle spiegazioni del forestiero che cerca di spiegarle che Madeinusa non è un nome adatto a una persona. Ma lei forse nemmeno sa cosa siano gli USA, della vita conosce solo quel villaggio e i volti che lo popolano.

Nei due giorni di festa le ore trascorrono, tra preghiere e sesso, crocifissi e alcool, vergini e violenza, tutti sembrano aver perso la ragione.

Tra il giovane forestiero e la candida provinciale nasce una sintonia dettata dalla voglia di allontanarsi il prima possibile da quella realtà grottesca e selvaggia che abbruttisce e logora.

Solo uno di loro riuscirà a lasciarsi alle spalle tutto e a fuggire verso la sognata Lima.

Claudia Llosa in questa sua opera prima fa le prove generali per quello che sarà poi il film che la condurrà al successo internazionale, il Canto di Paloma appunto.

Madeinusa infatti è un film del 2006 frutto di una coproduzione ispano-peruviana.

Subì in Perù fortissime censure ma raccolse premi su premi in Europa acclamato da pubblico e critica, ovviamente in Italia non è arrivato né arriverà mai.

La Llosa ha cuore il concetto di femminilità e di dignità della donna ma non è una femminista arrogante e banale, anzi i suoi film sono delicati quanto taglienti, dosano sapientemente la denuncia sociale e la riflessione individuale.

La denuncia della condizione di degrado a cui è ancora soggetta la donna è condotta senza fronzoli strappalacrime o scene inutili.

Le ambientazioni e i personaggi appartengono prettamente alla comunità rurale, la quale è analizzata in tutti i suoi aspetti così diversi dal mondo cittadino. Verrebbe da pensare che ci si ritrovi davanti a una sorta di “neorealismo peruviano”.

A rimetterci pesantemente è la figura maschile con la sua volgarità e insensibilità, ma anche qui la Llosa non si perde in temi già visti o trattati perché il segno comune sotto cui agiscono tutti, uomini o donne che siano, è la malvagità che va di pari passo con il credo religioso. Ma anche la figura femminile per quanto vittima, è criticata per la facilità con cui china il capo davanti ai soprusi maschili e soprattutto per l’incapacità di trovare nell’unione il punto di forza da cui far nascere una possibile reazione.

Fede e lussuria si mescolano, dando forma a un impasto viscido e untuoso che solo l’essere umano può creare. Madeinusa è la Vergine, la reincarnazione di Maria e in una scena bellissima si accosta a un manichino di un Cristo esanime, caduto vittima anche lui della volgarità e ipocrisia del genere umano.

Il film straripa di riferimenti religiosi con statue sacre e processioni, ma ciò che si avverte non è altro che un clima di alienazione in cui ognuno fa del credo quelle che vuole, la religiosità sembra affermarsi solo a un livello estetico e ordinario ma non tocca le corde della coscienza. E in questo clima, dove Cristo sembra ormai essere morto e assente da secoli piuttosto che da due giorni, le preghiere non servono come non servono le genuflessioni all’altare perché la vita è diversa, è cattiva e  amara, in grado anche di contaminare la fede.

Il Canto di Paloma e Madeinusa scorrono su binari paralleli, toccando temi e ambienti comuni ma il secondo, forse perché opera prima e quindi guidato dalla voglia di osare, è il più forte e incisivo.

Anche qui la protagonista è Magaly Solier (cantante, attrice e modella peruviana) che con il suo sguardo malinconico è la colonna del film, il centro di gravità attorno a cui ruota tutta la storia.

E’ bravissima quanto bella, sostenuta da una regia e una fotografia eccellenti.

Perché l’opera sia stata censurata è presto detto, Madeinusa è un film scomodo che racconta ciò che deve essere taciuto e getta ombre su quell’istituzione che è la famiglia, ma più in generale sulla società che pur di giustificare le proprie colpe e raggiungere i suoi fini sarebbe disposta a crocifiggere chissà ancora quante volte Cristo, e perché no anche a stuprare sua madre.

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