“Ci si ritrova sommersi da ricettari, biografie di calciatori e manuali sulla dietetica senza dimenticare i romanzi con annessa bambina morta trovato nel lago”.

“Praticamente ha incontrato Fabio Volo al mare e gli si è messo a correre dietro per chiedergli l’autografo…”

“Ma era ubriaco?”

“Macché ubriaco, i libri di quello se li è letti tutti. Lo adora, per lui è un mito”.

“Fabio Volo…”

“Già…dice che lo fa riflettere, che le sue massime lo aiutano a pensare…”.

“Che dici, andiamo in montagna l’anno prossimo?”

Questa conversazione è realmente accaduta, in un posto reale, con una persona reale e anche l’episodio di cui si parla, purtroppo, è avvenuto realmente.

Ho già scritto “reale”?

Generalmente le considerazioni su una persona si esprimono in base ai comportamenti o modi di pensare, fatta eccezione per i napoletani che è d’obbligo portarli sul cazzo a priori.

Ma non siamo qui a giudicare chi legge Fabio Volo o i napoletani che alla fine so’ tutti stronzi, troppo facile sparare sulla Croce Rossa pur se divertente. La sensazione è che il giudizio, la critica e l’opinione abbiano perso il loro valore, forse colpa di un contesto che toglie a tratti anche la voglia di uscire da casa per fare la spesa.

Una società la puoi giudicare in tanti modi: dal numero di guerre scatenate in un anno, dal tasso di disoccupazione, dalle Coppe del Mondo vinte o dal prezzo della birra negli Autogrill, ma nessuna analisi sarà efficace quanto la classifica dei libri venduti.

Basta fare un giro su Internet e si scopre che i libri più venduti nel nostro paese (ma anche nel resto d’Europa si difendono bene) sono quelli della magnifica trilogia delle Cinquanta Sfumature.

Opere che ovviamente non ho letto né mai lo farò, ma che giudico solo dopo aver sfogliato poche pagine ed essermi accorto che non si parlava altro che di scopate, tradimenti e basta.

Un libro non si giudica dalle prime pagine ma se mi chiami la protagonista Anastasia e scrivi in maniera pessima è ovvio che il compito di proseguire per le prossime trecento pagine sarà impossibile.

Quindi Anastasia scopa con un tizio di cui non ricordo il nome, a lui piace il BDSM e fanno tante porcate in questo modo.

Milioni di copie vendute nonostante gli stessi lettori abbiano riconosciuto come il romanzo sia scritto di merda, ma si sa se parli di tette, culi, figa e in più di PVC vai alla grande.

A tal proposito mi dovete spiegare, se avete tempo, che differenza ci sia tra la pornografia video e quella cartacea.

Perché se mi sgamano sulla cronologia il video di un negro che s’ingroppa una MILF sono un pervertito ma se una cosa del genere è scritta e letta da milioni di persone è letteratura magari arte.

Ma torniamo alle Cinquanta Sfumature, cosa ci ha insegnato il suo exploit?

Nulla di quanto non già non sapessimo e cioè che siamo dei cerebrolesi ignoranti sessualmente frustrati.

Pretendere di trovare in cima alle classifiche la Austen o Hugo sarebbe deleterio e anacronistico oltre che sublime, bisogna mettersi al passo con i tempi e cominciare a percepire la lettura non più come istruzione oltre che passatempo ma solo come passatempo.

Questo si traduce in ore spese a leggere roba improponibile, banale e sterile che non occupi spazio nella mente, che non faccia riflettere e che al massimo spinga a sognare la nostra vita su una baita di montagna, davanti a un tramonto roseo e seducente pervasi dalla piacevole sensazione che George tornerà ben presto dal lago e mi avvinghierà in un abbraccio sensuale per poi ingropparmi con i 30 cm di Senegal.

E’ questo il momento in cui gli sforzi di quei poveri coglioni dai cognomi come Orwell, Wilde, Rousseau, Bradbury, Zola e via di seguito vengono completamente resi inutili.

Mentre George o Ronny o Harry o Anastasia si divertono  a scopare attirando l’attenzione dei lettori, che potranno trarre spunto da quelle gesta per la loro vita sessuale calpestando contemporaneamente le loro intelligenze e istruendo i figli con l’esempio a leggere immondizia, la vera letteratura viene dimenticata.

1984 diventa  una serie di numeri casuali, il De Profundis un’ipotetica opera religiosa, il Contratto Sociale un libretto che ispira diffidenza a causa di quel tono un po’ giuridico.

La prima funzione di un libro è di istruire, la seconda di riflettere la terza di offrire spunti per leggere ancora di più.

Entrare in una qualsiasi libreria oggi vuol dire vedersi circondare da copertine luccicanti dai titoli che rimandano a stupri, amori sotto la torre Eiffel e amicizie tra i soliti bambini arabi che fuggono insieme per cercare di costruire un mondo migliore.

Un Luna Park dove tutti diventano scrittori con poco e con ancora meno si aggiudicano l’attenzione di un pubblico che ormai metabolizza solo certe notizie, solo determinate parole, solo le solite stronzate.

Dicono che leggere fa bene ma non dicono che dipende anche dalla roba che leggi.

Anche mangiare frutta fa bene, meno se trattata con diserbanti o cresciuta su suoli inquinati.

Ecco il problema è quello, leggiamo roba inquinata.

Da qualche decennio, e  precisamente da quando hanno cominciato a classificare tutto ciò che era merda ma non volevano che si dicesse fosse merda con il nickname di “Pop” oppure “moderno” “attuale” “innovativo”, è cominciata l’operazione: “Cresci i tuoi figli idioti e se possibile accodati a loro”.

L’operazione consiste nello standardizzare qualsiasi cosa ti circondi, da quello che mangi e appunto anche a quello che leggi.

La standardizzazione semplifica perché: permette di tirare su individui che vogliono e si accontentano delle stesse cose, appiattisce il modo di pensare, anestetizza e rende intellettualmente impotenti.

Avanza, inghiotte tutto quello che incontra, riempie gli scaffali di nuovi libri, nuovi autori, nuove storie e lo fa di continuo perché ogni anello è interscambiabile con un altro, ogni libro la fotocopia di un altro.

Ci si ritrova sommersi da ricettari, biografie di calciatori e manuali sulla dietetica senza dimenticare i romanzi con annessa bambina morta trovato nel lago.

Un vortice di merda che ha assunto il nome di cultura, una cultura che insegna a fare le lasagne con il radicchio e a perdere le sue calorie ingurgitando succhi di frutta al ravanello per tre volte alla settimana, una cultura che porta a venerare esemplari come Ibrahimovic e Tiziano Ferro gente, che è l’ombra di se stessa.

E noi seguiamo le ombre, cavalchiamo i crepuscoli del non ritorno brindando all’era dell’anonimato, l’unica in cui pure la disperazione ha perso senso.

Avvolti in mantelli scuri e pesanti  copriamo le nostre nudità e percorriamo i deserti della solitudine, invocando un cambiamento che ci porti fuori dalla crisi, dall’infelicità, dai tranquillanti e dai Natali passati a inviare gli auguri al proprio figlio via SMS.

Una lunga processione di anime, che barcollano ogni qualvolta il vento della realtà imponga la sua forza spietata sulle loro spalle.

Una fila silenziosa e grottesca che arranca e s’inginocchia, e poi prosegue, stringendo al petto un libro di Fabio Volo.

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4 comments

  1. Marta D'Onofrio · settembre 30, 2012

    Ora mii sento meno sola nella lotta contro la “letteratura” attuale. Quest’estate sono passata per la pecora nera dell’Occidente perché non avevo buttato 15€ per comprare l’ultima cretinata sfornata dall’editoria, ossia Cinquanta sfumature di colore random. Eppure ho visto il successo di questo libro e mi sono davvero chiesta se sono io quella anormale che chiede leggermente di più dalla letteratura di oggi. Ora tutte le lettrici di questo best seller erotico si sentono trasgressive e seducenti, donne “al passo con i tempi” dopo averlo letto, ma mi chiedo sempre: se dessi loro un libro di de Sade sarebbero capaci di leggerlo fino alla fine e soprattutto comprendere le idee dietro le parole dell’autore, visto che oggi vanno tanto di moda le parole senza idee?

    • ilconigliotiguarda · settembre 30, 2012

      Il problema è che De Sade fu rinchiuso in un manicomio e torturato invece tanti autori contemporanei girano a piede libero.

  2. liviooo · marzo 23, 2016

    Non puoi paragonare Justine o qualsiasi opera di Sade con la (spazzatura ) di sfumature,se pensi solo ai tempi, o meglio al talento che fa da vero dirupo…fatto sta anche nei numeri dei lettori che non hanno più punti di riferimento per quello che è letteratura di qualità…

    • ilconigliotiguarda · aprile 15, 2016

      Io credo che i paragoni vadano fatti, soprattutto oggi. La cultura di massa ha standardizzato qualsiasi forma d’arte e spazzato ogni punto di riferimento culturale. Viviamo oggi in un’epoca di surrogati artistici, incnetrati sull’estitca, sulla forma ma privi di una dinamica, di un flusso generativo di creativitá. Le librerie sono zeppe di merda, perché abbiamo perso senso critico, perché ci siamo rassegnati all’idea che ció che é stato non ha nulla a che fare con il presente.

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