Girl Model

 

Quelle poche volta che mi son ritrovato a sfogliare una rivista di moda mi sono sempre chiesto da dove arrivassero tutte quelle ragazze e soprattutto quanto durasse il momento di gloria.

Un giorno sei sulle pagine di Vogue e il giorno dopo non t’è se incula più nessuno.

Perché la moda come ogni mercato, anzi forse più degli altri, muta in continuazione.

La necessità di nuovi volti, espressioni e sguardi accattivanti rende necessario un costante ricambio di carne umana.

Si marcisce in fretta la dentro. Hai pochissimo tempo per arrivare al vertice e conquistare il tuo spazio, te ce ne vuole ancora meno per uscire dal circuito e finire alle fiere a fare la hostess per la Mondial Casa.

In realtà le modelle che sfilano a Parigi, Milano e New York non sono altro che la punta dell’iceberg di un sistema molto più complesso e articolato.

Loro sono le privilegiate, le vestali della moda.

Ciò che giace sul fondo, la parte più grande del sistema, è costituito da una folle di ragazze e preadolescenti disposte a tutto pur di entrare nell’Olimpo degli scatti.

Loro non sono la Schiffer o la Casta, no.

Sono comuni esseri mortali su cui purtroppo si abbatte la tempesta della speculazione.

Quanto più c’è desolazione tanto più le possibilità di trarre profitto saranno maggiori, questa è la legge più importante del mercato.

Prendiamo la Siberia, un’area del mondo dimenticato anche dall’atlante geografico Zanichelli e poniamo la nostra attenzione su una talent scout della moda.

La vediamo che esamina in un grande padiglione ragazzine in costume, tutte rigorosamente minorenni.

Le scruta, scatta foto, gira filmati e commenta.

Nell’aria c’è trepidazione, entusiasmo e anche un po’ di stanchezza per le ore passate in piedi ad aspettare il proprio turno.

La posta in gioco è alta: un bel contratto con un’agenzia che condurrà le selezionate  in Giappone, per essere immortalate in scatti magnifici rendendole ricche e famose.

Tra le selezionate c’è Nadya, 13 anni, di famiglia modestissima.

In Russia diventare modelle vuol dire sfuggire alla fame e soprattutto dar da mangiare anche alla famiglia e, particolare non meno interessante, evitare di finire sul marciapiede.

Per questo la madre di Nadya l’ha sempre sostenuta nei vari concorsi e ora che la figlia è stata scelta tra centinaia di ragazze non può che dichiararsi soddisfatta.

Nadya arriva a Tokyo, non conosce la lingua e non ha soldi, viene condotta nel suo appartamento di 20 mq e la sua unica attività per settimane sarà quella di fare casting su casting.

Il tempo passa e nonostante le rassicurazioni delle talent scout, Nadya sente che le cose non vanno per il verso giusto anzi vanno davvero male.

Soldi non ne ha visti, si è indebitata e le manca la famiglia.

Intanto i flash si susseguono ma non è diventa una star, è una comune ragazzina che si aggira per Tokyo spaesata e impaurita.

Non sa nemmeno se le sia permesso sperare, le dicono che è tutto ok.

Nadya piange ma le foto non ritraggono mai lei sue lacrime.

Il bello di tutto ciò è che non si parla di un film ma di documentario, tutto quello che vedrete è vero, ripreso senza censure.

 In Girl Model, Ashley Sabin e David Redmon seguono dalle fasi iniziali il processo di selezione per aspiranti modelle, la vicenda viene narrata da Nadya e dalla talent scout che l’ha scoperta.

Si parte dalla Siberia per arrivare al Giappone, osservando da vicino il malato meccanismo che aziona l’industria del fashion.

Ragazzine di tredici anni strappate alle famiglie in cambio di promesse magnifiche, condotte in terra nipponica e abbandonate nelle grinfie di varie agenzie.

Un vero e proprio sfruttamento minorile perché le ragazze non vengono pagate, benché posino per servizi fotografici e cosa ancora più grave, non avrebbero l’età per farlo.

Vivono in appartamenti minuscoli, a volte non mangiano per giorni e sono costrette a sottostare alle rigide formule del contratto che hanno firmato (se crescono di un centimetro tornano a casa, non possono nuotare, prendere il sole e devono seguire una dieta tremenda).

Il tutto si contrappone con il sorriso smagliante della talent scout, anche lei ex modella, anche lei passata per quell’inferno ma che sembra assolutamente non toccata dalle torture subite dalle ragazze.

Anzi sembra del tutto fottersene delle tristezza e del disagio di Nadya.

Lei fa parte di un vera e propria fiera della carne umana, di corpi sbattuti da uno studio a un altro manco fossero carcasse. Lei è una dei tanti macellai.

La sensazione è di trovarsi a un mercato dello sfruttamento minorile con l’aggravante che tutto si svolge alla luce del sole ed è regolamentato da contratti assurdi.

Si specula sulla miseria, sui sogni, sulle speranze ma soprattutto si specula sulla dignità.

L’opera della coppia Sabin- Redmon cerca di aprire uno squarcio sulla perversione di un mondo, quello della moda, che nasconde situazioni vergognose e crudeli.

Lo stile è documentaristico al 100%, nessuna recitazione, solo videocamera e dialoghi.

Originale nel suo coraggio e nella sua spietatezza, giustamente freddo e tagliente.

Non è un’opera di denuncia ma d’informazione, non si condanna o si lanciano appelli, semplicemente si mostra la realtà perché poi sarà lo spettatore a giudicare quanto visto.

E forse proprio qui giace la forza di Girl Model, nella sua ostinazione del voler riprendere tutto senza scendere in dichiarazioni umanitarie o gridare allo scandalo.

Premiato al Festival di Roma del 2011 come miglior documentario.

Roba che fa bene al cervello.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...