BenX

“Lui è un bambino speciale”, vi diceva la maestra.

“E’ stato toccato dagli angeli”, “è diverso ma è speciale”.

Si, in classe lo avete avuto tutti il compagno autistico o Down. Dai, non fatemi ogni volta scrivere Sindrome di Down o Trisomia 31 solo perché è più “fair”. Tanto quando ne incontrate uno non è che pensate: “oh, ecco un ragazzo affetto da Trisomia 31!”.

Lui era la vostra vittima preferita, nonostante sapeste di doveri comportare bene nei suoi confronti, di non dover fare le carogne.

Invece quando il bulletto della classe faceva gli scherzetti al vostro amichetto toccato dagli angeli, ridevate di gusto, ah che risate!

Poi passato il momento, il vostro senso di colpa spingeva ad avvicinarvi e a chiedergli se fosse tutto ok facendo gli splendidi davanti agli insegnanti.

Sostanzialmente lui era il vostro termine di paragone in negativo, se qualcosa andava male c’era sempre il bambino speciale che vi ricordava quanto tutto sommato foste stati fortunati.

Però quando lui lanciava quei versi nel bel mezzo della lezione era davvero divertente, vero?

Oppure quando lo facevate spaventare nascondendovi dietro la porta per poi uscire fuori all’improvviso.

Lui scappando, gridava e pronunciava parole incomprensibili e giù grosse risate.

Però del suo compleanno c’eravate tutti nella foto, sorridenti e pronti ad abbracciarlo.

Ad averceli amici come voi!

Quello che non sopporto proprio sono le lezioni buoniste, tipo discorsi come: “siamo tuti uguali”, “dobbiamo volerci bene”, “il nemico è uno solo, dobbiamo affrontarlo insieme”…

Frasi che in realtà t’illudono che qualcosa potrà cambiare, quando invece gira e rigira a cambiare sono solo quelli che le pronunciano.

Se non ci fossero i “diversi” voi non sareste i “normali”.

BenX è un po’ come quelle frasi. Poteva essere un bel film, ne aveva le caratteristiche e invece si è trasformato in un ammasso di rimproveri menati qua e la a non si sa chi e perché.

Ben è un ragazzo affetto dalla sindrome di Asperger, una sorta di autismo che però intacca soltanto le sue relazioni sociali ma non il suo Q.I.

Infatti  è un ragazzo molto intelligente però purtroppo ha una è vera propria fobia sociale, causata appunto dalla sua sindrome.

Ciò lo rende oggetto di facili derisioni a scuola, umiliato e sottomesso dai bulletti e lasciato alla deriva dai suoi compagni che non hanno il coraggio di difenderlo.

Però Ben nella sua cameretta , davanti al suo PC,  si è costruito un mondo virtuale dove i ruoli sono invertiti.

Nel gioco di ruolo ArchLord infatti lui è al livello 80, è cioè è invincibile. Detta legge e tutti lo rispettano ma soprattutto ha un’amica virtuale Scarnite che è l’unica con cui ha un contatto sociale, seppur virtuale.

Ben basa tutta la sua vita reale su quella virtuale, la quale diviene il suo “ vocabolario” attraverso cui interpretare l’incomprensibile realtà.

Però si sa, il mondo reale è un’altra cosa e non c’hai mica lo spadone o la corazza dell’unicorno a scuola per difenderti dai bulletti.

Così le cose per Ben procedono sempre più di merda, portandolo a una crisi violenta di rabbia.

Ma Scarnite, quasi avesse percepito  al di là dello schermo la sofferenza di Ben, cerca di incontrarlo nel mondo reale fissando un appuntamento che nel bene e nel male cambierà la vita del ragazzo.

Lei diverrà la sua musa, una sorta di Virgilio, che lo condurrà e lo guiderà ad affrontare le sue paure aiutandolo a mostrare a tutti (attraverso un improbabile finto-suicidio) il volto ipocrita di una società autistica nei confronti della sofferenza.

E’ l’unica opera (al momento) di Nica Balthazar, regista e scrittore belga che avrebbe potuto giocarsi meglio le sue carte.

Il film attinge da una sua opera letteraria: “Nothing Was All He Said”.

In Italia mai pubblicata ma che sembra aver venduto parecchio in giro per l’Europa.

Balthazar effettivamente mette giù una storia interessante, basata per altro su argomenti molto attuali come l’autismo e i giochi di ruolo, nonché la vita virtuale, il bullismo, il suicidio.

Ecco, troppa roba per un film.

Per un libro è diverso, perché scorre su tempi più lenti e riflessivi invece se non sei un bravo regista mischiare troppa roba potrebbe risultare fatale.

Così BenX diviene un film un po’ confuso, apparentemente lineare ma che si perde in discorsi cervellotici (i monologhi di Ben, che due palle!) e inquadrature da mal di mare.

Messo da parte il protagonista, interpretato da un bravo Greg Timmermans, gli altri personaggi sono descritti con troppa superficialità e banalità che di conseguenza infettano tutta la trama.

C’è voglia di denuncia, a volte con scene abbastanza forti ma la critica sociale è costruita in maniera approssimativa trovando la massima espressione in un finale abbastanza pretenzioso, che appare come un colpo di coda atto a salvare baracca e burattini.

E’ il classico caso dove c’è tanto rammarico per l’occasione sprecata alla cazzo, perché forse in mano ad un regista meno mediocre il tutto avrebbe preso una forma diversa e sicuramente più interessante.

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