Il sesso, prima puntata, l’infanzia e la prima adolescenza

 

Il sesso è un argomento bestiale, un enigma che ti tormenterà fino alla fine dei tuoi giorni.

In più sopraggiungono persone, discorsi e situazioni che te lo complicano ulteriormente, vedi: i genitori, la fidanzata/o frigidi, il preservativo troppo grande, la migliore amica della fidanzata frigida, l’idraulico.

Lo scopo di questo post è di ricalcare a grandi linee le tappe della nostra evoluzione sessuale, partendo dall’infanzia fino ad arrivare all’età adulta.

Un’opera ciclopica, seconda solo all’Odissea.

Partiamo dal principio e cerchiamo di fare chiarezza.

Once upon a time…

Il primo trauma è rappresentato nell’infanzia dallo scoprire come l’amichetta dell’asilo, che tra un giro tondo e un altro con piena disinvoltura si è abbassata le mutandine, non abbia il cazzo.

Avrei voluto scrivere “pisellino” o “uccellino”, ma ho creduto che cazzo potesse dare un’impronta più realista al tutto.

Quindi si, il cazzo.

Ovviamente anche lei ci rimane male, perché osservandolo ricambiare il favore si accorge di non avere qualcosa.

Secondo Freud in questa situazione va peggio alla pin-up con i denti da latte, perché in lei s’instaura una sorta di complesso inconscio chiamato “invidia del pene”.

Che vero o no, suona comunque meglio di “invidia del clitoride”.

Non che al maschietto vada tanto meglio, perché alla vista del “fiorellino” si svilupperà in lui la paura di una castrazione. Questo sempre secondo Freud, a voi la scelta se crederci o meno.

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Quando sei piccolo, il sesso è paura totale: ascolti i racconti dei compagni che hanno visto i genitori nudi a letto in posizioni strane, ti domandi come possa da un bacio nascere un bambino, abbassi lo sguardo quando in TV gli attori di Uccelli di Rovo limonano duro (scena generalmente commentata con disapprovazione dai genitori, mamma soprattutto).

E cosa più importante non comprendi l’utilità delle femmine.

Esseri che giocano con le bambole e si vestono di rosa non meritano considerazione.

L’infanzia è il momento più gay nella vita di un uomo, ci sono solo lui e i suoi “simili”.

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Ed è felice, come non lo sarà mai più.

Purtroppo già alle elementari il bisogno di avvicinarsi all’altro sesso comincia ad assumer le sue forme primordiali.

E’ il momento delle letterine:  “Ti vuoi fidanzare con me? SI-NO”.

I più pignoli generalmente aggiungono la nota: “Sbarra la casella”.

Ovviamente i maschi sono i più disinvolti in questo tipo di proposta, arrivando a scrivere anche quaranta lettere al mese, di cui la metà rivolte sempre alla stessa fanciulla che, dovendo scegliere tra il “si” e il “no”, preferisce strappare direttamente la lettera.

Riprovarci con lei dopo averci provato con la sua amica di banco non dimostra una mossa furba, errore che tra l’altro l’uomo continuerà a ripetere per molti e molti e molti e molti anni ancora.

Ok, passata l’infanzia, è tempo delle scuole medie.

Inizia l’adolescenza, il Medioevo della vita.

Qui mentre il maschietto è un’accozzaglia di brufoli e lineamenti deformi, le femminucce generalmente -ma sempre quelle che sono in altre classi, perché nella tua ci sono solo cessi- cominciano a diventare donne.

Se i maschietti se lo trastullano con una media di otto volte al giorno, le neo-donnine cominciano a fare le prime esperienze, spesso  con i ripetenti che a 17 anni stagionano ancora in seconda media.

Nulla di che, limoni e palpatine ma sempre meglio delle seghe alle 14.30 fissando il decolté di Bulma di Dragon Ball

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Da questo momento si crea un divario che probabilmente non si colmerà mai, e cioè la donna capisce come l’uomo ignorante e più grande possa dare più soddisfazioni del nerd appassionato di Super Sayan e con una predisposizione tanto interessante quanto noiosa alla Geografia.

E’  questo il periodo dei discorsi con i genitori sul sesso, i quali però si trasformano in monologhi incomprensibili, causa sostituzione dei termini chiave con termini generici e surreali: pene/pisellino, vagina/fiorellino, fare sesso/volersi bene, masturbazione/toccarsi con piacere, mestruazioni/felicità.

Così quelli che dovrebbero essere discorsi illuminanti, divengono dissertazioni sulla botanica.

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Ma va bene, tanto dove non arrivano i genitori è arrivato internet (per i più moderni) o il giornaletto porno (per i vintage) acquistato in gruppo, dopo aver sostato per tre ore davanti al reparto hard dell’edicola  facendo finta di essere interessati alla rivista “Hardware e Fotoni”.

Le ragazzine sono più intuitive e sveglie, apprendono tutto sul sesso guardando Dawson’s Creek e le repliche di Beverly Hills, a differenza dei maschi celano tutto sotto una maschera di innocenza e disgusto perbenisti. 

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In realtà la confusione sessuale tra gli 11 e i 13 anni è TOTALE.

Immagazzini tante informazioni e leggende metropolitane che non sai più a cosa credere: se ti masturbi diventi cieco, le donne hanno cinque/sei buchi a seconda delle stagioni, quella cosa bianca che esce dal pene dei maschietti è come il latte delle donne incinta.

Gli unici punti di riferimento sono appunto quei guru dei ripetenti o la tipa che con precocità l’ha data via subito.

Loro sono le entità che tra i corridoi della scuola custodiscono la verità, alla quale accennano con racconti vaghi e a tratti poco credibili ma ai quali, nel dubbio, è meglio crederci.

Anche perché papà e mamma non è che siano stati tanto più chiari.

Continua…

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