American Mary

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Se andate su Google e cercate “Soska Siters”, vi usciranno le immagini di due gnocche darkettone.

All’apparenza potrebbero sembrare due ballerine che animano i locali notturni, che si strusciano ai pali e ti mostrano il piercing sulla lingua per fartelo venire duro.

Le due gemelle in realtà sono registe con due lavori all’attivo: Dead Hooker in a Trunk e American Mary.

L’ultima opera le ha portate a essere conosciute nel mondo del cinema Weird, grazie soprattutto alla loro devozione per il body-horror cronenberghiano.

Guarda caso, infatti, anche loro sono canadesi come il Maestro.

American Mary narra di una ragazza, Mary (Katharine Isabelle) appunto, studentessa di chirurgia con uno spiccato talento per la materia.

La bella Mary però si ritrova all’improvviso con il conto in rosso e cerca di tirare su qualche soldo in un night.

Il primo giorno di lavoro non è dei più entusiasmanti, infatti il gestore del club conoscendo le potenzialità della ragazza le chiede per 5000$ di eseguire un intervento chirurgico urgente a un tizio il cui volto è stato sfregiato.

Da qui per Mary, si aprirà un mondo.

Viene contattata da una donna che è la rappresentazione reale di Betty Boop, completamente ricostruita e imbottita di silicone.

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Il favore che viene chiesto a Mary, è quello di aiutare un’amica a trasformarsi in una Barbie Doll.

Una sera a un party organizzato dalla sezione di chirurgia Mary viene però drogata e stuprata dal suo professore.

Se fin da allora il suo interesse per la chirurgia plastica clandestina era stato solo un hobby per risanare il conto in banca, da quel momento in poi diviene la sua arma per vendicarsi dell’atrocità subita.

Ben presto la bella chirurga diviene il punto di riferimento locale della “body modification”, tra gemelle che chiedono di essere unite fisicamente per sempre, lingue biforcute e piercing genitali, Mary ricostruisce un’intera società ormai persa nel delirio dell’apparenza.

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Il film in America ha riscosso molto successo a livello di critica e pubblico, ma sappiamo benissimo che gli americani mangerebbero anche la merda se venisse venduta con una spruzzatina di ketchup.

Forse è stata una scelta consapevole delle registe quello di adottare un canone narrativo “disimpegnato” e ruffiano, magari per alleggerire l’impatto grottesco del film.

Sta di fatto che American Mary finito di visionare lascia un po’ la sensazione di un’opera incompiuta o terminata troppo in fretta.

Il film omaggia in maniera costante Cronenberg (soprattutto con Dead Ringers) e a tratti anche Freaks di Browning.

Nella presenza di personaggi curiosi e inquietanti (fenomenale il make up utilizzato su Tristan Risk e Paula Lindberg) è racchiuso il vero fascino del film, che in un’atmosfera surreale lascia scorrere sangue e brandelli di carne.

Il tutto confezionato da un cammeo delle Soska, con il quale “rendono gloria” come meglio non potrebbero a Cronenberg.

La star del film è però la magnifica Katharine Isabelle che, sorprendendo le aspettative, riesce a interpretare un ruolo non affatto semplice, muovendosi con disinvoltura in più registri: da quello comico a quello erotico, per finire a quello prettamente splatter/horror.

Il titolo già di per sé definisce il concetto racchiuso nel film. American Mary è una panoramica sulla quotidianità a stelle e strisce definita oggi più che mai dal culto dell’apparenza.

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Un culto che assume via via sfumature sempre più perverse, alla disperata ricerca di una distinzione “dagli altri” che non solo de-personalizza ma rende ancora più conformisti.

Dietro tette siliconate, glandi borchiati e maschere al botulino non ci sono altro che fantasmi perché la personalità, almeno per ora, nessun chirurgo è riuscito a ricrearla.

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One comment

  1. marcogoi82 · febbraio 20, 2013

    incompiuto o meno, sembra piuttosto interessante…

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