Subconsious Cruelety

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La violenza è una bella cosa, la blasfemia anche ma se non sei bravo a unire i due concetti per un progetto artistico, rischi di risultare banale e un po’ idiota.

E Karim Hussain un po’ idiota lo è.

Mi sono avvicinato a Subconsious Cruelety con molta curiosità, avevo sentito pareri contrastanti e tutto sembrava descrivere un prodotto Underground che magari avrebbe potuto regalare qualcosa di nuovo all’horror moderno.

Il film è diviso in diversi episodi, differenti tra loro ma accomunati dalla premessa iniziale: “Destroy the left brain. Destroy your lies.”

Alcuni esperimenti neurologici hanno evidenziato come l’emisfero destro del nostro cervello sia quello dominante nei processi creativi, mentre quello sinistro è l’emisfero della ragione e della razionalità.

La premessa di Hussain è che distruggendo quello sinistro ci ritroveremmo a vivere in una realtà spaventosamente priva d’ipocrisia e di ogni “controllo” morale. E fin qui…

Nel primo episodio, “Ovarian eyeball”, probabilmente assistiamo a uno dei pochi momenti artistici del film. E’ un piccolo omaggio al cinema surrealista, che si realizza attraverso l’estrazione di un bulbo oculare da un utero. Detto così sembra una cazzata, in realtà è un piccolo filmato introduttivo che fa da chiave di lettura per i successivi episodi.

Il riferimento all’Age d’Or di Bunuel è evidente, anche se parte da una “sezione” anatomica diversa. Non casuale, dato che il film di Hussain è concentrato prevalentemente sulla “liberazione” dei sensi carnali, più che su un edonismo artistico generale.

L’episodio successivo è “Human Larvae“, il più interessante.

Fratello e sorella vivono in una fatiscente casa di periferia. Benché lui provi un grande amore per lei, è ossessionato dall’idea che la massima perfezione sia far coincidere la vita con la morte.

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Quando la sorella partorisce, la uccide nel medesimo momento in cui il neonato viene alla luce.

Le atmosfere macabre e l’inquietante “luce rossa” che illumina le stanze, conferiscono a questo episodio una carica emotiva non indifferente. Una costante sensazione di malessere e angoscia accompagna lo spettatore fino al momento clou, sacrilego e violento. Il martirio di una donna gravida e del suo bambino è un atto in grado di scioccare qualsiasi persona, qui Hussain mette davvero a dura prova lo spettatore, dopo soltanto venti minuti scarsi di film.

Poi è il turno di “Rebirth“, atroce.

In un’atmosfera bucolica, uomini e donne si rotolano nudi nel mezzo di una campagna in una sequenza d’immagini che dovrebbero rendere omaggio a un qualche rito pagano. Scoparsi il giardino di casa non è il migliore dei modi per farlo, anche perché nei Balcani ‘sta roba qui la conoscono da molto più tempo di Hussain (vedere Destricted, episodio di Marina Abramovic).

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Il gran finale è Right Brain/Martyrdom. Ignoranza totale. Quando avevo sedici anni e mi imbottivo di black metal, era lo stesso periodo in cui spendevo giornate a visionarmi i videoclip di tutte quelle band norvegesi/polacche/finlandesi  dove c’era sempre un crocifisso spaccato in due e o una Madonna violentata.

Ecco, Hussain fa lo stesso. Prende un tizio, lo fa masturbare flagellando il suo pene con annessa sborrata di sangue, poi sempre ‘sto tizio sogna di essere Gesù che è violentato e sbranato da tre ninfomani.  Magico finale: un bastone infilato nel culo di Cristo.

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A conti fatti Subconsious Cruelety è un prodotto che sotto il punto di vista stilistico è quasi impeccabile: bella regia, belle musiche, alcune volte anche belle atmosfere e ottima fotografia.

Purtroppo i contenuti mancano, anzi c’è il pretesto arrogante quanto adolescenziale di rendere arte idee banali e usurate.

La violenza e la blasfemia che trasudano dal film non hanno alcun supporto ideologico o una filosofia come sfondo (nonostante le premesse), lo spettatore si ritrova così ad assistere a una carrellata d’immagini brutali che lo inducono a recarsi in bagno per vomitare e null’altro.

Hussain prende tantissimo da Merhige e Buttergereit ma non riesce come i due “maestri” a dare una giusta direzione al suo film, che alla fine non risulta che essere un prodotto acerbo e inconsistente.

Hail Satan.

 

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