Antiviral

Antiviral-Poster

Dei raccomandati tutti hanno la comune opinione che non valgano un cazzo.

Effettivamente è quasi sempre così.

I cognomi importanti pesano, il talento non può essere trasmesso da una generazione all’altra.

Se sei un’artista, quasi sicuramente tuo figlio sarà un coglione strafatto di anfetamine che rientrando a casa ti piscia sul tappeto persiano.

Può anche accadere che deicida di seguire le tue orme, generalmente con il risultato di renderti ridicolo, costringendoti a esporre le sue opere “astratte” alla National Gallery di New York.

Il mondo del cinema abbonda di questi esempi, Christian De Sica su tutti.

Seguito a ruota da quella vagina ibernata della Coppola.

Ci sono rari casi in cui figli pur seguendo le orme del papà, magari si accontentano di ritagliarsi spazi mediocri ma che tutto sommato hanno un loro perché. Vedi Jennifer Lynch, figlia di David.

Autrice di alcuni buoni film come di altri pessimi ma degna di comparire su Wikipedia e meritarsi le quattro righe di biografia.

Poi ci sono quelli che per uno strano motivo del fato sono davvero bravi, hanno potenzialità e idee ma, che per una condanna puttana della genetica, anche se raggiungeranno traguardi importanti, la gente dietro le spalle bisbiglierà sempre: “eh, ma quello ha il padre che gli ha fa trovare la pappa pronta”.

Oggi parliamo di Brandon Cronenberg.

Figlio di David, luminare del cinema contemporaneo e autore di film indiscutibilmente magnifici.

Brandon Cronenberg fino a qualche anno fa cazzeggiava in qualche villa lussuosa del Canada, andava ai party pagando sempre da bere agli amici e a tempo perso si dedicava al cinema. Finché un giorno, gli salta in testa l’idea di fare un lungometraggio, tanto di ‘sti tempi cani e porci fanno cinema, quindi perché lui no?

Dalla testa di Brandon nasce Antiviral.

Il titolo già rimanda a qualcosa di prettamente fisico, a un film incentrato sull’impatto visivo connesso al corpo.

E infatti ci troviamo in un laboratorio dove vengono duplicati e poi venduti legalmente i virus che colpiscono le Star del cinema. Un modo per permettere ai fan più accaniti di essere ancora più vicini ai propri idoli, di avere la sensazione di condividere con loro qualcosa di “unico”. Una connessione.

AntiviralLucasClinic

Syd (Caleb Landry Jones) è un biologo che lavora in una grande compagnia di “distribuzione-virus” ma per arrotondare i conti ruba e inietta agenti patogeni “vip” nel proprio corpo, per poi rivenderli a un laboratorio clandestino.

Tutto fila liscio fino a quando Syd, inviato dalla compagnia a estrarre un virus che ha colpito la diva del momento Hannah Geist (Sarah Gadon), s’inietta il virus appena prelevato per rivenderlo clandestinamente.

Il problema è che il virus è del tutto sconosciuto al modo della scienza, è altamente mortale e  non esiste un vaccino che possa contrastarlo.

Quindi so’ cazzi.

Syd si ritrova a dover lottare per la propria vita e a fare i conti con i “trafficanti” interessati a usarlo come miniera di estrazione per il nuovo virus.

Le sue alternative saranno la morte o un futuro da cavia.

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L’idea di Cronenberg jr. è fantastica, originale e ben sviluppata.

Gli ambienti in cui prende atto il tutto oscillano tra ambulatori bianchi e lindi della sua azienda, al sudiciume di quelli clandestini. Siringhe e provette sono ovunque, si manipolano virus come fossero pomodori per fare un’insalata.

Ogni gesto è scandito da una costante alienazione che incrementa il surrealismo di cui è intriso il film.

La percezione è che tutto si stia svolgendo ai giorni nostri ma in un’altra dimensione, che probabilmente descrive il nostro futuro tra una decina di anni.

La realtà costruita da Brandon è totalmente priva di punti di riferimento culturali e morali, la personalità dell’individuo è stata assorbita dalle sue stesse allucinazioni.

Gli “idoli” non sono altro che la proiezione dei nostri istinti più narcisisti, un immaginario collettivo che ci risucchia, promettendo un’individualità differente.

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In un mondo dove tutto può essere comprato, la degenerazione è il regalo omaggio che ti presentano alla cassa.

Nessuno è incolume, Syd su tutti.

E’ lui la vera puttana, che si farà trascinare sempre più negli abissi di una perversione morale quanto fisica.

C’è una somiglianza notevole tra Syd ed Eric Parker di Cosmopolis.

Pur muovendosi su storie e contesti differenti, i due condividono una visione apocalittica dell’esistenza, un’attrazione verso l’autodistruzione che appare come unica soluzione.

Mentre Eric ne è consapevole, perché giunto ormai al vero punto di non ritorno, Syd invece è ancora nell’inconsapevolezza.  Eric sta per morire di overdose, Syd ha appena scoperto quanto sia bello piantarsi l’ago nella gola.

I riferimenti al cinema di papà David sono evidenti, soprattutto a “Videodrome” e “Existenz”.

Il fascino per la manipolazione della carne e l’ossessione per il corpo si uniscono al delirio di una scienza perversa, creando un mondo dove il fanatismo tocca e sorpassa la soglia della follia.

Esordio con la “E” maiuscola anche se qualche cazzata qua e là c’è e si vede.

Probabilmente un film che omaggia papà David, ormai concentrato su film di altro profilo.

L’eredità presa in mano dal figlio è pesante ma ha dalla sua la tecnologia che babbo, ai tempi, non aveva.

Il film, infatti, gode di un’ottima regia e fotografia, supportato anche da attori decenti.

Probabilmente il punto debole del lavoro è il dirottamento, nella seconda parte, verso una spy-story che con il passare dei minuti, annoia e risulta inutile. Quasi un voler tirare avanti il film in un modo qualunque e possibilmente banale

Molto più interessante è la prima parte, più che altro per l’originalità dell’idea che già di per sé merita un applauso.

Io però non ci casco, lo zampino del papà nel film c’è e si vede.

Raccomandato del cazzo.

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