Innocence

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Innocence è uno di quei film di due ore, che segui con dovuta attenzione e curiosità, poi stoppi per controllare quanto tempo manchi al termine  (perché anche l’attenzione e la curiosità hanno un limite) e il minutaggio ti segnalerà sempre 55 minuti di film visionato.

In realtà si potrebbe  descrivere meglio come uno di quei film che mettono alla prova le tue capacità di resistenza, che proiettano al cinema con una sala mezza piena e dopo il primo tempo resta popolata solo da quattro stronzi.

Eppure chi rimane a guardarlo ne è attratto, perché masochista o perché il film, in effetti, ha una sua bellezza.

Terminata la visione, sei consapevole di aver assimilato qualcosa, non meglio decifrabile.

Il problema è capire cosa.

Il significato riemergerà a distanza di ore, giorni, mesi, anni. Scaraventandoti in un momento di alienazione autistica totale, proprio mentre il display delle poste segnala il tuo numero o incontri la tipa che nel bagno del pub pronuncia la parola magica: “pompino”.

Prima di tutto questo però, c’è il film.

Innocence ci porta nei boschi della Francia dove, lontana dalla modernità, sorge una scuola in cui delle bambine vengono educate all’arte della conoscenza e della danza fino al raggiungimento del menarca.

Dopodiché dovranno lasciare la scuola.

Tutto si svolge secondo riti e orari bene precisi.

Non viene tralasciato nulla, né il gioco né l’istruzione e le “prescelte” possono godere di un’atmosfera bucolica che fa invidia alle favole più famose.

Non tutte però possono accedere a questa scuola e nel film non viene nemmeno reso noto il processo di selezione.

Nel momento in cui una ragazza entra nelle pubertà e lascia gli studi, immediatamente arriva un’altra bambina, trasportata all’interno di una bara.

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E’ vietato abbandonare la scuola  ma è anche quasi impossibile farlo, infatti, mura imponenti circondano la struttura e non ci sono assolutamente contatti con l’esterno.

E se da una parte le fanciulle sono entusiaste di far parte di questo mondo “segreto”, dall’altra l’esigenza e la curiosità le spingono a porsi domande sul perché del loro imprigionamento tra quelle mura.

Ed è proprio con gli occhi dell’ultima arrivata, Iris, che scopriamo un universo di “innocenza” dove anche la morte appare candida e rassicurante e il verde del bosco e l’acqua limpida del fiume stridono con la presenza di personaggi misteriosi.

Il suo legame con Bianca, una delle fanciulle più grandi, è la rappresentazione più bella dell’affetto e dell’amicizia. Bianca è la sua mentore ma anche colei, che più in là, ci aiuterà a comprendere meglio il significato di questo mondo a tratti inquietante.

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Se da una parte Iris è la nuova arrivata, che a stento riesce a entrare in sintonia con la realtà in cui è stata trascinata, dall’altra Bianca è quella che sta per lasciare la scuola.

Un balletto segnerà il suo ingresso nel mondo dei “grandi”, su un palco da cui non potrà essere visibile il pubblico, costantemente nell’ombra.

Poi un treno la accompagnerà con le sue coetanee in quel mondo, dove finisce l’incanto e i giochi si trasformano in altro.

Lucile Hadzihalilovic– moglie di Gaspar Noé nonché sceneggiatrice di “Enter the Void“- forse ha realizzato uno dei capolavori del cinema contemporaneo.

E magari nemmeno lo sa.

Innocence è un film allegorico, ermetico, poetico, visionario.

Uscito nel 2004 e mai arrivato in Italia.

Mettete insieme la poesia di Wordsworth e l’arte simbolista di Gabriel Dante Rossetti, come risultato otterrete Innocence.

Il culto della bellezza e la spensieratezza infantile sono le fiamme che ardono costantemente nell’opera.

In un posto sperduto delle Francia, l’innocenza è quanto di più prezioso esista, una forma d’arte che trova espressione e forma nei gesti e sorrisi delle fanciulle.

La vita delle fanciulle è descritta dalla metafora  delle farfalle, che più volte ricorre nel film: una volta uscite dal bozzo cominceranno a perdere un po’ di sangue, fino alla loro morte.

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Nel caso delle bambine si tratta di una morte puramente simbolica, che altro non è se non il passaggio nel mondo dell’adolescenza, che le porterà piano piano a confrontarsi con realtà molto diverse.

Il balletto finale, in un teatro occupato da figure macabre, Bianca e le sue compagne portano in scena proprio la danza delle farfalle.

Un rito che dovranno compiere anche le più piccole, quando il sangue segnerà l’inizio di una nuova età.

I riferimenti al cinema di Dario Argento – soprattutto a “Suspiria“- sono evidenti.

Ma Innocence ne condivide solo le atmosfere, non ci sono colpi di scena né rivoli sangue.

Tutto si svolge secondo una linearità impressionante, lungo la quale ci si imbatte in personaggi e situazioni grottesche ma che hanno un significato solo nel momento in cui compaiono, per poi dissolversi.

Lo spettatore attende fino alla fine il colpo di scena che potrà svelargli il “perché” o dirottare il film verso una spiegazione più razionale.

Ciò non avverrà.

Perché l’innocenza è, prima di tutto, un mistero.

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4 comments

  1. marcogoi82 · marzo 20, 2013

    non sembra una visione di quelle semplici e divertenti, però dovrebbe valerne la pena.
    vedrò di recuperarlo…

    • ilconigliotiguarda · marzo 20, 2013

      E’ un film straordinario. A primo impatto lascia indifferenti, poi piano piano si comincia a metabolizzare.
      A mio parere una capolavoro.

  2. Roberto Lunelio · marzo 30, 2016

    Condivido appieno la prima metà della recensione, il coniglio mi ha quasi tolto le parole di bocca.
    Un po’ meno d’accordo con le ultime riflessioni; insomma, il cinema di Bergman, Bunuel e Lynch ci ha abituati a dei messaggi molto più incisivi, ad un’introspezione più acuta e ficcante. Finché si tratta di raccontare una storia, il film lo fa egregiamente, ma quando si cimenta in rivelazioni filosofiche mostra tutta la sua fragilità e inadeguatezza. Alla fine della fiera tutti quei momenti mistici, allegorici e onirici che cosa vogliono esprimere? L’inquietudine del passaggio tra infanzia e adolescenza. Ottimo, e poi? Un altro po’ di inquietudine sulle fasi della vita. E poi? Altro disagio. Una ridondanza di significati, che sottostima l’intelligenza dello spettatore e quasi irrita.

    • ilconigliotiguarda · aprile 15, 2016

      A dire il vero ho apprezzato questo film per sua freschezza e delicatezza. Credo paragonarlo ai lavori di Bergman, Bunuel e Lynch sia azzardato. Parliamo di mostri del Cinema, nonostante abbiano anche loro sfornato vaccate. Innocence non é secondo me un film pretenzioso o arrogante. E’ da prendere cosí come viene percepito. Sicuramente lascia il segno, il finale su tutti é un piccolo capolavoro.

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