“Nel nostro spartito culturale il concetto di cambiamento è l’ottava nota musicale, cioè non esiste”

In un paese normale l’assenza di un governo avrebbe portato all’inevitabile colpo di Stato da parte di una qualche organizzazione estremista.

Ma dato che siamo in Italia, non abbiamo  avuto il piacere di assistere nemmeno a questo.

Il risultato è che dobbiamo subirci le menate e pigliate per il culo di una classe politica che probabilmente sarà peggiore della precedente.

Sì, questi so’ giovani e parlano di rimborsi però non sanno dove siano i bagni di Montecitorio ma conoscono a memoria la strada per arrivare al ristorante della Camera.

Ho la sensazione che tutto si trasformerà in un’orgia di basso livello, come quelle che normalmente becchi sui siti porno, fatte di tette flaccide e tipi con la pancia da birra.

Mentre prima eri consapevole di votare gente pessima, che come minimo ti avrebbe garantito una crescita del tasso di disoccupazione del 3% e figure di merda varie in giro per il mondo; ora invece ci hanno persuasi e convinti che un cambiamento sia possibile.

Che questi sono bravi, puliti, seri e coniugano i congiuntivi.

Credo che l’incubo di un genitore non sia tanto quello dar vita all’Anticristo quanto piuttosto di sgamare il bravo figlio, laureato in Ingegneria e fidanzato da otto anni con la stessa ragazza, in bagno, la vigilia di Natale, a farsi una striscia sul coperchio del cesso.

La sensazione che accompagna i miei giorni dal post-elezioni, è di un pessimismo che va oltre quello cosmico.

La politica italiana è roba per mafiosi e corrotti.

Purtroppo il mito della politica “pulita” ci ha costretti a vivere in un limbo nostalgico simile a quello che i napoletani hanno nei confronti dello scudetto.

Noi come loro, attendiamo il Maradona che ci trascini verso la vittoria.

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Se prima era Di Pietro, ora tutta le speranze sono state riposte nel movimento di Grillo.

Che poi sembra che questi si impegnino per davvero.

Ma se rifletto un attimo sulle “questioni italiane“ come la Mafia, la disoccupazione, la regressione economica e l’immigrazione, mi chiedo come potrebbe il Movimento Cinque Stelle nuotare in questo mare di merda.

I politici precedenti hanno affrontato tali questioni con il metodo più efficiente di tutti: non fare un cazzo.

Il non fare un cazzo in Italia, è la regola d’oro.

Il nostro sistema si basa su una staticità socio-politico da nazione africana.

Cambiare le regole, innovare e generare una prospettiva nuova, vorrebbe dire far collassare l’Italia.

Nel nostro spartito culturale il concetto di cambiamento è l’ottava nota musicale, cioè non esiste.

Il massimo cambiamento cui un italiano può arrivare è comprare la Renault Clio al posto della Panda o fare le vacanze a Gallipoli piuttosto che a Ibiza.

Non è un caso che ci siamo trascinati dai tempi della DC una classe politica inetta e ladra, cazzo li abbiamo votati noi.

E più volte.

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Nonostante fossimo consapevoli che ci stessero trascinando nel baratro, abbiamo continuato a farci rappresentare dalle stesse facce per anni come se fosse la cosa più logica al mondo.

Ciò in un paese normale non sarebbe mai avvenuto.

La fiducia riposta nel M5S, non è altro che una speranza che invoca la salvezza immediata e senza sacrifici.

Perché pensate che Grillo non proporrà tasse e una austerity?

Credete che Grillo possa tener botta alla Germania?

Se l’italiano si fosse stancato per davvero di un certo tipo di politica, non avrebbe nemmeno aspettato le elezioni per optare a un cambiamento.

Infatti, in un paese normale si sarebbe dato fuoco direttamente al Parlamento.

Ma noi non viviamo in un paese normale e non siamo normali.

L’Italia è divisa oggi proprio come lo era prima dell’unificazione, forse unita non lo è mai stata e chi ebbe la brillante idea di portare avanti quel progetto, probabilmente, non tenne in considerazione il fatto che i Borboni almeno non lasciavano morire di fame chi si spaccava la schiena nei campi.

D’Azeglio pronunciò quella famosa frase: “Pur troppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gli Italiani”; a piena dimostrazione che da noi i qualsiasi tipo di processo logico prende piede sempre dalla fine.

Ciò che manca al nostro paese è un’identità culturale, e sembra quasi un paradosso affermare ciò, dato che alle nostre spalle abbiamo la cultura latina nonché quella greca che ci hanno lasciato un’eredità notevole oltre che preziosa.

Non è possibile alcuna rivoluzione sociale, politica, morale, se prima non vi è una rivoluzione culturale, che alimenti negli individui ideali forti e rabbiosi.

Io di ‘sti tempi cultura non ne vedo e ideali nemmeno.

Che cali il sipario.

rossellini

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