Ciò che nessuno smartphone riuscirà mai a cogliere è: il perché di tutto ciò

Mentre scrivo sono le 00.05 e da circa un’ora e mezza è avvenuto l’attentato alla maratona di Boston.

Ora, già di per sé il concetto di attentato richiama molta attenzione, se poi di mezzo ci sono vittime americane il tutto è duplicato.

Chi sia coinvolto o chi l’abbia organizzato non si sa.

Certo è che i capri espiatori non mancheranno, specialmente quelli di carnagione olivastra e con accento arabo.

O forse è solo l’ennesimo naufragio della società americana, che ormai non può fare a meno della sua strage settimanale ad opera di qualche studente che ammazza a caso nelle scuole o di un padre di famiglia che apre il fuoco in un ipermercato.

Si costruiranno pretesti per l’ennesima guerra al terrorismo e colonizzare un altro paese del terzo mondo a suon di mitra e bombe?

L’unica cosa certa è che per ora, come sempre, ci sono andati di mezzo i civili, le cui morti –probabilmente- saranno strumentalizzate in qualche maniera per una qualche campagna elettorale o per una qualche guerra per un qualcosa che non esiste.

Ma l’attentato di Boston oltre a raccontarci le solite, drammatiche ovvietà della nostra società, ci ha permesso di capire quanto utili siano gli smartphone.

Ho avuto la fortuna e il privilegio di guardare la TV mentre l’attentato si era appena consumato in tutta la sua crudeltà e tristezza.

I telegiornali sono partiti immediatamente con puntualità, menando a destra e sinistra le prime immagini e foto.

Tra inviati speciali e news in diretta è iniziato lo show: l’immancabile collegamenti con Zucconi, i dati dell’ambasciata,  i commenti audio degli inviati della CNN.

E i filmati catturati dagli smartphone.

Se già l’essere umano medio filma e fotografa ogni minuto della sua vita -senza lasciarsi sfuggire nemmeno la fila alle poste-, figuratavi cosa possa fare un pubblico di 500.000 americani alla maratona di Boston.

La logica conseguenza è stata la messa in onda di video che ritraevano da ogni angolazione possibile l’esplosione delle bombe.

C’era il video ad alta definizione e quello un po’ sfocato, quello con l’audio a palla e quello silenzioso.

Sembrava il festival del cortometraggio dell’attentato alla maratona di Boston.

Non so voi, ma se mi scoppiano due bombe a 150 metri di distanza, la prima cosa che faccio e cagarmi addosso e poi scappare, per poi farmela addosso un’altra volta.

E invece pare che un bel po’ di gente, mentre tutto andava a puttane, sia rimasta lì, ferma, a riprendere tutto.

Ma andando oltre l’istinto da reporter dell’americano comune, l’altra conseguenza è stata la diffusione di video e foto in giro per i social network.

Tipo questa.

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La cosa mi ha colpito molto, nel senso che mi ha fatto prima schifo e poi incazzare.

Vedere tutta ‘sta roba sbattuta ovunque manco fosse il nuovo video di Shakira ha portato a pormi una domanda: ma ce n’era bisogno?

Il grado di spettacolarizzazione dei TG, raggiunto con filmati e foto amatoriali, ha reso la tragedia uno show da prima serata.

Mancava solo Carlo Conti.

La facilità con cui poi la gente è riuscita a venire in possesso o a visionare il materiale, non ha fatto altro che amplificare la drammaticità dell’evento.

L’occidente con la sua tecnologia è riuscito a creare testimoni di catastrofi, che documentano le offese e i martiri subiti a scapito delle sue genti.

Peccato però non ci siano smartphone anche tra le mani dei civili afghani, iracheni e palestinesi.

Se per un cazzo di reportage sulle morti dei civili afghani dobbiamo aspettare l’inchiesta di qualche giornalista al momento non interessato a scrivere sulla marca degli assorbenti utilizzata dalla First Lady, per l’attentato di Boston –invece- c’abbiamo Encarta 2013.

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Nei prossimi giorni ci sarà l’invasione di filmati strappalacrime e foto angoscianti, ogni momento dell’attentato sarà accuratamente sezionato e analizzato.

Rivedremo al rallenty le esplosioni, la telecamera zoomerà sulle macchie di sangue e i bambini in lacrime, e la bandiera insanguinata diverrà l’avatar di tanti profili.

Ciò che però nessuno smartphone riuscirà mai a cogliere è: il perché di tutto ciò.

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