“C’ho un amico in grado di ripetere “Berlusconi Porco Dio” sei volte in tre secondi, però non ha mai ricevuto nessuna chiamata dalla RAI”

Mentre mezza Italia si masturba mentalmente riguardo la futura sorte di Berlusconi, l’altra metà segue il matrimonio in diretta di Belen.

Poi Repubblica ti piazza l’articolone in prima pagina sul fatto che stiamo con le pezze al culo, che non c’è lavoro e che tra pochi anni finiremo come la Grecia.

Se non sono le vicende di un vecchio, rincoglionito dal suo stesso narcisismo, o di un’immigrata la cui fortuna più grande è stata quella di metter piede in un paese che adora dare lavoro ad immigrati con nessun talento, ci sarà sempre qualcos’altro che terrà occupata la vita degli italiani.

Italiani che affidano la loro protesta e indignazione ad altri italiani, “famosi”, perché autori di “originalissimi” libri sulla Mafia o perché hanno avuto il grande privilegio di presentare il concertone del Primo Maggio.

E per questo reputati “intellettuali”.

Il tutto si ripete da sempre, con una costanza incredibile che ha portato a interrogarmi se non sia già morto ventisei volte e reincarnatomi sempre nello stesso stronzo.

Possibile.

Così per distrarmi un po’ vado a farmi una Gin Tonic con Saviano, per l’appunto uno di quelli che scrivono libri sulla Mafia e parlano in TV di tutto, perché intelligente e colto.

Saviano è uno di “quelli” che, a prescindere dall’argomento o dalla situazione, avranno sempre ragione.

CANNES: GOMORRA TRIONFA AL BOTTEGHINO ITALIANO.  GOMORRA PROMOSSO DA FRANCESI, LE MONDE 'FORMIDABILE'

Il nostro paese ha un incontenibile bisogno di trovare persone che ricoprano il ruolo di martiri e perseguitati.

Sembra essere un paradigma ereditato da millenni di colonialismo cattolico.

Così, tra i tanti, ora c’abbiamo pure Saviano, i cui articoli si trovano ovunque e la cui faccia ha il timore che possa comparire anche quando apri il video: “MILF with big boobs”.

Se si fosse fermato ai primi due capitoli di “Gomorra” avrebbe fatto un favore a tutti, invece no.

Ha continuato a scrivere, poi a recitare monologhi da Fazio e poi a scrivere su tutte le testate giornalistiche disponibili.

Come se del resto fosse l’unico essere umano in grado di comprendere la politica o la MAFIA.

Ecco, la MAFIA.

La Mafia in Italia non è un argomento che puoi trattare con serietà, devi necessariamente spettacolarizzarlo.

Perché all’italiano medio della strage di Capaci o del generale Dalla Chiesa non frega un cazzo, altrimenti non voterebbe i politici di oggi, anzi li prenderebbe a sprangate sui denti.

Per l’italiano medio, la MAFIA, non è altro che i servizi di Report in cui i parenti delle vittime rispondono a intelligentissime domande del tipo “Com’è la sua vita ora”; oppure i monologhi di Saviano.

Ovviamente un personaggio del genere non poteva passare inosservato, ed è diventato subito il mito dei fricchettoni che popolano le Feste dell’Unità dall’Appennino Umbro-Marchigiano in giù.

E gli è andata pure meglio di Peppino Impastato, il cui nome oggi è gridato a squarciagola da una bolgia di ritardati punkabbestia -che malapena conoscono la sua storia-, ad ogni sagra di paese con ospiti i Modena City Rambles.

Ma qui siamo nella terra di nessuno, dove basta poco per essere eroi e innalzati a salvatori della patria.

Applaudiamo Travaglio, i “frizzanti” sketch Littizzetto-Fazio e i monologhi geriatrici di Dario Fò.

Saranno loro a salvarci, vero?

Parole che strappano applausi ma che hanno la stessa profondità culturale della posta “hot” di Dan Savage su Internazionale: “Mi trombo mio figlio, sono troia?”; “Ho il pene piccolo o è troppo piccola il buco della serratura?”.

Diamo lavoro a gente che in un paese normale venderebbe assicurazioni porta a porta.

Ad esempio, Severgnini chi cazzo è?

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Come può uno che ha scritto libri come: “Tripli interismi! Lieto fine di un romanzo neroazzurro”, “Manuale del perfetto interista”, “Interismi. Il piacere di essere neroazzurri” – solo per citarne alcuni dato che sullo stesso argomento pare ne abbia scritti una decina-, essere considerato un intellettuale?

Sentir parlare Severgnini di politica o attualità è peggio che sedersi alla cena di Natale affianco alla zia con l’Alzheimer.

E mentre lui sfoggia il suo vocabolario arguto -condito da metafore che solo sotto l’effetto di quattro iniezioni di eroina acquisirebbero un senso-, ti domandi come possa essere questo coglione, uno dei grandi del giornalismo italiano.

Generalmente ad intervistarlo sono altri esempi di inutilità, come la Bignardi.

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La Bignardi è quella ragazza bruttina al liceo, quella che in classe alzava sempre la mano e alle feste di compleanno se ne andava sempre prima delle altre. Poi però, durante la gita di un giorno ai Sassi di Matera, si ritrovò all’improvviso con un cazzo in bocca e da allora divenne il fiore all’occhiello della fauna liceale.

“Ciao Daria, visto che difficile il capitolo su Seneca?”

“Vero!”

“Me lo prendi in bocca?”

Ma la fortuna di vivere in questo paese è soprattutto data dal fatto di poter godere della comicità di Fazio e della Littizzetto.

L’Italia ogni domenica, per dieci minuti, si ferma per pisciarsi dalla risate grazie questi due geni dell’umorismo.

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Ma voi quando Fazio parla, lo capite?

Vedo questa sorta di autistico, che sembra essere stato violentato in un bagno dell’Autogrill e che cerca di esprimere concetti base con uno sforzo mentale immenso.

Si mangia le parole, balbetta e pone domande del cazzo.

Ho l’impressione, quando lo vedo, di sentire anche la puzza del suo alito, uguale a quello del collega di lavoro i cui denti sono più gialli del sole di Luglio alle 13.30 a Vibo Valentia.

Poi arriva la Littizzetto, la cui ironia manda in estasi il pubblico.

Un’ironia “non volgare” e “intelligente”.

La stessa ironia dei Cinepanettone di metà anni ’90, in cui le bestemmie sono state sostituite da “vaffanculo”  e “ecchecazzo” vari,  sapientemente dosati.

Il suo patrimonio ammonta a 2 milioni di euro, per San Remo si ne è presi 300.000 e pubblica su Mondandori.

C’ho un amico in grado di ripetere “Berlusconi Porco Dio” sei volte in tre secondi, però non ha mai ricevuto nessuna chiamata dalla RAI.

Ci spacchiamo dalle risate e applaudiamo nel salotto di casa.

Godiamo della satira di questi geni dell’umorismo e della critica politica raffinata di sapienti giornalisti.

Che bello averli tra noi, ne abbiamo davvero bisogno.

Se non ci fossero loro, l’Italia sarebbe un posto peggiore.

Songs from the second floor

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