“Creiamo mostri e li bruciamo”

Erano i primi del 2000 e trasmissioni di indubbio spessore culturale come Verissimo e la Vita in Diretta, mandavano in onda -ogni giorno- servizi da trenta minuti sulla vicenda delle Bestie di Satana. All’epoca ero adolescente, vestivo di nero e la metà dei CD che possedevo avevano copertine con croci capovolte, essere umani sventrati e caproni vari.
Mi ricordo anche che, ogni volta che ascoltavo o leggevo qualcosa riguardo quella storia, non capivo che cazzo fosse successo.

Però parole come: “Satanismo, Satana, Gesù Cristo, la religione”, erano pronunciate di continuo.

Mi feci prestare da colei che all’epoca era la mia fidanzata, un libro “d’inchiesta” su quella vicenda. Uno libro di di merda, scritto da un giornalista di merda, pronto a speculare e far soldi anche sulla morte di sua madre. Non ne lessi nemmeno metà, perché raccontava le stesse michiate che Cuccuzza proclamava alle quattro di pomeriggio davanti a un pubblico di vecchie e casalinghe pronte a trombarselo.

Cucucuzza a detta di molte signore è Sexy.
Cucuzza a detta di molti è un giornalista.

Ok, andiamo oltre.

L’unica cosa che mi rimase impressa di quel libro fu la copertina, che ritraeva i ragazzi in una foto di gruppo.
Me la ricordo ancora oggi e mi angoscia, più di quella di classe in terza media con i miei compagni di classe e l’acne. In quella foto non era ritratto Satana o chissà qualche altra cazzata, ma ragazzi con la merda fino al collo.

Adolescenti che si sfondavano di droghe e cercavano nel satanismo una giustificazione alla loro frustrazione.
Ma la gente continuava a parlare della musica satanica, dei rituali satanici e di tutto ciò che non centrava meno di una minchia con tutta quella vicenda.

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Nessuno parlò di rabbia, infelicità, solitudine.

Probabilmente perché ciò faceva più paura di Satana stesso.

A dieci anni di distanza, di quel gruppo, c’è chi è in carcere, chi è uscito e chi giace in una bara.
E ho la sensazione che non abbiamo imparato nulla.
A parte farci il segno della croce quando passano su MTV un video di Manson.

La nostra società ha la capacità di scandalizzarsi e tornare alla normalità nell’arco di dieci minuti. Il tempo necessario per passare da un servizio di Studio Aperto su uno sterminio a caso, a un altro sul gatto che si masturba mentre gioca a Monopoli.

La strage alla Columbine High School (1999), ad esempio, provocò la morte di 12 persone.
I ragazzi responsabili del massacro furono etichettati come “deviati”, e la causa di tale “deviazione” fu attribuita alla musica e ai videogiochi.
Si citò appena che, probabilmente, il governo americano avesse delle responsabilità sulla facilità con cui quelle armi fossero state reperite.
Non si discusse minimamente del fatto che quei ragazzi avessero vite di merda, abbandonati a se stessi e buttati ai margini della società.

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Oggi uno degli sport più in voga negli States è entrare nelle scuole e sparare su i tuoi compagni di classe.
Ogni anno avvengono in media 3/4 episodi del genere.
Ovviamente, è colpa della musica.
Della televisione.
Di GTA.
Del cambio di stagione.

In America hanno coniato un termine molto carino, per descrivere i problemi e le contraddizioni che popolano la nostra società ma su cui si fa finta di nulla:
l’Elefante nella stanza.
Tu sai che l’Elefante, c’è, esiste e sai anche quante volte caga al giorno.
Ma non lo vedi.

L’Elefante è enorme, maestoso, ti segue ovunque ma non vuoi proprio porre il tuo sguardo su di lui.
Perché se accettassimo la sua esistenza ci renderemmo conto dei nostri errori e dei nostri problemi.

Le nostre famiglie, le nostre case, le nostre camere sono popolate da mandrie di elefanti.

Sguazziamo nella loro merda.

Bestie di Satana o scariche di proiettili nelle scuole, non c’è differenza.
Dietro loro si nascondevano centinaia di pachidermi, barrivano e lottavano.

Non li abbiamo ascoltati.

Creiamo mostri e li bruciamo.

“Il calcio è uno sport bellissimo”

Il martedì e il mercoledì sono giorni della settimana apparentemente inutili, probabilmente ideati per allungare l’ansia per l’atteso week end.

Apparentemente.

Perché c’è la Champions League, e quindi migliaia di anime –prevalentemente uomini- con il culo incollato davanti alla TV.

Anche questa settimana non è stata da meno, anzi è stata forse uno dei momenti più importanti – calcisticamente parlando- degli ultimi quattro mesi.

E cioè: è finita la fase a gironi.

Il verdetto finale ha promosso il Milan e bocciato Napoli e Juventus.

Con polemiche e reclamazioni annesse.

Ecco, le polemiche.

Se del calcio non ve ne frega un cazzo fate benissimo ma dovreste, invece, soffermarvi un po’ sulle pagine calcistiche di Facebook.

Lì migliaia di tifosi sfogano la propria gioia e o disperazione, senza tralasciare bestemmie, insulti o dichiarazioni d’amore.

L’ultimo mercoledì sera l’ho trascorso catturando i commenti più interessanti, cercando di comprendere il popolo italiano sotto questa prospettiva.

La “fauna” è molto ampia, si va dal classico analfabeta onnipresente e irriducibile,

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a chi è convinto che il proprio dialetto sia una lingua universale e quindi comprensibile a tutti.

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Ci sono poi quelli che definisco i “moralisti del pallone”, cioè coloro che ti sparano pipponi micidiali sull’etica del calcio e cazzate varie. Sono i Travaglio delle curve nord, i Saviano del post partita.

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Ma quelli che temo di più, il mio incubo, sono gli “Spunteggiatori”.

Lo spunteggiatore è quella persona in grado di trasmetterti ansia con la sua scrittura.

Assenza di virgole, puntini interminabili e periodi grammaticali biblici sono le sue armi devastanti.

La sua scrittura è comprensibile solo a pochi eletti, quei pochi cioè che non hanno la quinta elementare.

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Cazzeggiando però trai commenti vari t’imbatti, a volte, in casi molto interessanti.

Tipo questo:

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E’ austriaco, vive in un paese con un welfare tra i migliori al mondo e con delle fighe da paura, ma trova il tempo per andare su Google Translate e poi porre domande del cazzo a gente più ignorante di una zappa abbandonata sotto un vigneto.

E non riesce proprio a trovare pace…

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Ma lui non è l’unico straniero.

Le squadre italiane, un po’ come le pornostar nostrane, sono apprezzatissime all’estero.

Ecco un commento di un turco, dolcissimo.

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Ma non ho capito se “miskuzi” sia un insulto a sfondo sessuale o un predicato nominale turco.

C’è poi chi poi non ha altro scopo nella vita se non postare catene da scuola media, tipo quelle che ritrovavi nella casella di posta di Hotmail quindici anni fa.

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Ma andiamo nella zona podio.

Al terzo posto c’è lui: si è preso un giorno di ferie INFRASETTIMANALE per guardarsi Galatasaray-Juventus.  Vittoria dei turchi e partita divertente come un monologo esistenziale della Tatangelo.

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Per i Mondiali probabilmente si prenderà un mese in malattia.

Quella d’argento va invece a un duo. Sono stranieri e hanno incantato la pagina Facebook del Milan con questo scambio di battute:

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Ma la medaglia d’oro è italiana. E cazzo se è nostra.

Non so chi sia Vanessa, ma ci è finita sulla pagina Facebook del Napoli.

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Il calcio è uno sport bellissimo.

E anche tu Vanessa, non ti preoccupare.

“Però se annienti i Power Francers non è che elimini il male, semplicemente lo limiti. Perché il male è Jovanotti”

Caro Gesù Bambino,

come ogni anno ti scrivo la letterina natalizia.

Questa volta non so proprio cosa chiederti, se la resurrezione di Chavez, un buono di 70 euro per il LIDL o un attentato al palazzo dell’ONU.

Purtroppo faccio anch’io parte di quella fetta della popolazione cui non manca nulla ma che si lamenta costantemente.

Non credo di meritare regali, non sono stato bravo e ho più dubbi sulla tua esistenza che su quella dello Jeti.

Inoltre simpatizzo per Satana e ho deciso di farmi la discografia originale degli Impaled Nazaren.

Per questo motivo non chiederò un regalo per me ma per chi, al momento, è più sfortunato.

Ti chiedo di donare al signore Silvio Berlusconi un abbonamento a vita alla rivista “Mobili e Mensole. Anche tu li puoi costruire!”.  In maniera tale che possa tenersi impegnato, senza vagare a vuoto per il Parlamento alla ricerca di attenzioni e amici con cui parlare dei bei vecchi tempi trascorsi a troie.

Dopo aver visitato il camino di Arcore, fai un salto dal signor Vendola.  Si, il tizio frocio con l’orecchino (Mio nonno cit.).

L’ennesimo radical-chic che ce l’ha piantato nel culo come se nulla fosse.

In Puglia la gente muore di tumore e lui se la ride. Magari fagliene venire uno ai coglioni così  ridiamo anche noi.

Dopo, c’è Bruno che ti aspetta. Vespa.  Il reparto geriatrico italiano è sempre  pieno e florido. In Italia più invecchi, più sei utile. Magari un giorno ci faremo anche la marmellata con le merda degli anziani.

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Al piccolo Bruno dona una paralisi alle mani e magari potremo passare un Natale senza un suo libro, se poi vuoi spingerti fino all’infarto, ancora meglio.

A proposito di libri. C’è il mio amico Fabio Volo che adora scrivere, pubblica tantissimi libri e sforna aforismi a quintali. Il problema è che non sappiamo che cazzo farcene di tutto questo. Fabio è un po’ egocentrico, per lui andrebbe benissimo un mese di carcere in Bielorussia. Assicurati che gli spacchino la spina dorsale.

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A Luciano Ligabue regala la discografia dei Led Zeppelin, così magari potrà comprendere cosa voglia dire essere “artisti”. Poi fallo convertire all’Islam e mandalo a farsi esplodere a casa di Linus.

Non posso dimenticare Fabri Fibra, un ragazzo come pochi. Nel suo sguardo c’è la stessa intensità emotiva che trovi nei primi piani di Linea Verde sui bovini. Lui sta rovinando una generazione che già è partita con l’handicap di crescere con i film di Muccino. Fabri fa rap, interviste a Vanity Fair e impreziosisce le sue canzoni con messaggi politici alla Travaglio. Due palle. Per lui chiedo due settimane ad Harlem, in mezzo ai negri, pistole e auto incendiate.  YO!

Renzi. Se non respirasse, sarebbe una bravissima persona. Lui rappresenterà “l’opposizione” alle prossime elezioni, il che è da brividi. Il PD ha tantissime personalità che potrebbero far meglio di Renzi: il comodino di Bersani, l’appendiabiti della sede centrale di Roma o la marmitta dell’auto di Franceschini.  Renzi lo vedo benissimo ad Amsterdam mentre si scopa un trans, per poi vantarsi con gli amici di aver castigato una polacca da sballo. Dopo un mese si fa le analisi del sangue e scopre di avere l’AIDS. Che ne dici Gesù?

I Power Francers. Onestamente ho scoperto la loro esistenza non più di due ore fa. Prima li chiamavo: “quegli stronzi che suonano pompo nelle casse e che meriterebbero di essere deportarti in Mongolia a contare pecore”.  Basta. C’abbiamo Fibra, Muccino e una marea di scrittori di merda, perché affossare ancora di più la dignità con I Power Francers? Tre minchioni fuggiti da qualche villaggio in culo al Gran Sasso e che hanno trovato nell’”avanguardista” Milano, terreno fertile per le loro “creazioni”. Regala loro una serata a casa di Gaahl. Lui saprà pomparli a dovere a suon di mazze medioevali e 666 scritti col sangue.

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Però se annienti i Power Francers non è che elimini il male, semplicemente lo limiti. Perché il male è Jovanotti.

Caro Gesù bambino, come puoi tollerare un uomo che scrive canzoni che non so’ nemmeno buone per farci la sigla della pubblicità progresso contro l’aborto clandestino? Jovanotti non serve a un cazzo e questo lo deve capire, o con le buone o con le cattive. Facciamo così, seratona a casa di Gaahl: i Power Frencers aprono e poi Jovanotti prosegue. Poi arriva Gaahl e se famo du’ risate.

Andrea Diprè fino a un anno fa era il mio mito, perché a differenza di tutti i coglioni che riempiono i palinsesti, lui almeno aveva la consapevolezza di esserlo.

Poi ha cominciato a raccattare i migliori casi umani e ritardati del bel paese, un esercito d’idioti che il cui obiettivo minimo è sputtanarsi per raggiungere quattro minuti di gloria.

Così mentre Diprè fa soldoni da spendere in coca colombiana, i suoi video te li trovi postati ovunque, con ormai il falso pretesto di essere ridicoli e ironici. Ma un conto è farsi due risate su quadri di merda, un altro è ascoltare la tizia che racconta come calpesta i coglioni dei suoi clienti.

Ironico sarebbe invece un attacco di overdose di Diprè, in diretta.

Colorado Cafè. Per chi ha ancora il coraggio di guardare la TV non potrà sottrarsi all’appuntamento con i comici più divertenti della penisola. Io non posso credere che ‘sto programma vada avanti da quasi dieci anni. Non posso credere che esistano persone tanto idiote da poterlo guardare e soprattutto pisciarsi dalle risate.

Zelig faceva schifo ma Colorado è l’Anthem del ritardo mentale più profondo.

Caro Gesù bambino, vorrei che tutti i comici di Colorado ricevessero una lettera all’antrace.

Grazie per tutto quello che potrai fare,

con affetto

Il coniglio

 Ciao, vi presento Gaahl.

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