“Esatto, parliamo di necrofilia”

Alle superiori quando io e i miei amici non avevamo voglia di sorbirci, le magnifiche e splendide nonché magiche, ore di greco antico, con eleganza e leggiadria passavamo oltre l’isolato in cui si trovava il  liceo.

Dei nostri coetanei, alcuni si distruggevano di canne al parco, altri facevano shopping, altri preferivano andare a casa e godersi il nuovo pornazzo appena ricevuto clandestinamente.

Noi non avevamo una lira, l’unica cosa che indossavamo erano le magliette dei Sisters of Mercy o degl Iron Maiden e in fatto di porno avevamo già visto tutto. Zoofilia compresa.

L’unica alternativa rimastaci era andare in videoteca e noleggiare qualche film horror.

Non horror normali, horror “vintage”.

Andavamo pazzi per il cinema dell’orrore marchiato anni 70’-80’.

Ovviamente insieme a tanti capolavori, ci siamo sucati anche tanta merda improponibile.

Indimenticabile è Zombi Holocaust di Marino Girolami. Forse il peggior horror mai visto.

Gli anni passano e la passione rimane, per l’horror intendo. Cioè, anche per il porno.

Il problema è che oggi l’horror non esiste più. Il mercato è stato invaso dalle solite puttanate americane, da remake o film potenzialmente belli ma anche terribilmente idioti. L’ultimo horror, moderno, che ho apprezzato è stato “The Descendt” di Neil Marschall. Per il resto, un cazzo di niente.

Qualche anno fa ricevetti una chiamata da un mio amico: “Ora che ci ribecchiamo per le vacanze di Natale ti devo fa’ vede’ ‘na roba assurda”.

Le vacanze arrivarono ed ebbi il piacere e l’onore di conoscere il cinema Jörg Buttgereit.

Molti penseranno, e chi cazzo è?

Joerg Buttgereit-1

Jörg, è un regista tedesco autore di film horror underground, girati con pochissimi mezzi ma che hanno fatto storia. Non solo nel genere.

La fama di Buttergeret deriva soprattutto dal film “Nekromantik”, che racconta la storia d’amore “triangolata” tra un uomo, una donna e un cadavere.

Esatto, parliamo di necrofilia.

Il film è una botta allo stomaco di quelle allucinanti, anche se girato con pochi mezzi e della durata di poco più di un’ora, ti tortura fino alla fine.

Benché la trama possa sembrare del tutto assurda, posso garantire che nel film ci sono delle trovate cinematografiche geniali. Tipo un cazzo che sborra sangue.

Figo, eh?

Ok, raccontato così non è che attiri molto.

Il film raggiunge subito un successo assurdo in tutto il mondo, tra gli appassionati di horror e non solo.

Ma la censura ne vieta la vendita e la diffusione in mezzo pianeta, anche in Germania.

Leggenda narra che Jörg sia stato arrestato per oltraggio al pudore e “devianza mentale”.

Nekromantik è datato 1987 e due anni dopo arriva Nekromantik 2.

Picture-214

Il budget è più sostanzioso ma parliamo sempre di un film girato con le pezze al culo .

Nonostante ciò, Jörg Buttgereit, riesce a girare qualcosa di notevole.

La storia è sempre la stessa, ma i dialoghi sono molto più convincenti, le scene brutali e potenti ma con un tocco di ironia. La fotografia è più elaborata come il montaggio stesso. Da antologia il finale.

Ovviamente si tratta sempre di qualcosa adatto a un pubblico ristretto.

Ma Jörg Buttgereit dietro il sangue e le scene necrofile ha sempre cercato di comunicare qualcosa di più profondo, come la mercificazione dei sentimenti e la convenzionalità delle relazioni umane nel mondo moderno. Elementi che purtroppo passano in secondo piano nel momento in cui si visionano i due Nekromantik.

Anche il secondo capitolo sull’amore necrofilo ha buon successo ma anche qui la censura è spietata.

Ma è nel 1988 che Jörg Buttgereit, a mio parere, sforna il suo capolavoro. Der Todesking.

Der Todesking è un collage di sette cortometraggi connessi tra loro. Il comune denominatore è la morte, vista sotto un’ottica esistenzialista. Il film è una forte condanna alla società contemporanea, divorata dalla monotonia e dalla sua opulenza. Qui non si scopano cadaveri né si fa a pezzi il proprio partner, anzi non scorre una goccia di sangue. L’opera fa leva su atmosfere angoscianti, grigie e soffocanti. E’ un film grandioso, divenuto un cult e che lentamente sta guadagnando fama.

I film di Jörg Buttgereit solo recentemente hanno trovato una distribuzione in DVD, prima si facevano largo attraverso copie pirata o una diffusione tra “amici di amici”.

Anche per questo il regista non ottenne il successo che meritava e decise di lasciare il cinema nel 1993, anno in cui terminerà un altro capolavoro, Schramm.

In seguito si dedicò al teatro, alla produzione di documentari e alla radio.

Solo recentemente ha deciso di tornare dietro la macchina da presa, per il progetto horror “German Angst”. Progetto che, ovviamente, stenta a decollare per il solito problema “delle pezze al culo”.

Der_Todesking_by_Vinterblut

Non consiglierei mai a chiunque la visione dei film di Jörg Buttgereit, soprattutto a cardiopatici, emofillici  e anziani. Ma chi è curioso e vorrebbe allargare i propri orizzonti horror, non posso che invitarlo alla visione. Non si tratta di film perversi o malati, è semplicemente un cinema diverso e auto ironico, che ha il coraggio di comunicare qualcosa in modo diverso ed estremo. Nei film di Buttgereit c’è molta poesia, nonostante gli argomenti siano tutt’altro che poetici. Lo splatter è solo una conseguenza del “tipo” di cinema. I personaggi, le storie e le relazioni sono sempre descritte in maniera molto particolare e assolutamente non banale.

Buttgereit parla di necrofilia, morte e suicidio ma accompagna il tutto con musiche di Bach e inquadrature delicate, spiazzando lo spettatore. Lo hanno soprannominato il “signore della morte”, perché mai nessuno come lui è riuscito a descriverla con toni così straordinariamente affascinanti.

“Ingannata dalla vita, questa creatura cerca di dare un ultimo segnale, di dare
alla sua vita un significato postumo con la sua morte.

La frustrazione della sua stessa esistenza e la negligenza di una società spietatamente progressista si manifesta in questo atto universale di vendetta.

Il suicida sembra puntare a tutti quelli che l’hanno sempre ignorato.
Per una volta LUI fa la storia, è alle luci della ribalta, e finalmente
le persone sono interessate alla sua vita.

Fugge da una vita “morta”
verso una morte “viva”, sapendo che, per lo meno per
qualche giorno, avrà quasi l’intera attenzione del pubblico.

Questo assurdo desiderio… è probabilmente molto più autentico e genuino di tutta la sua virtuale non-esistenza precedente. Egli, “assassino-di-massa-senza-movente”, è il martire del Post-modernismo “

(Citazione tratta dal Film “Der Todesking”)

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