“Ma Cora era determinata ad ottenere due tette impossibili”

Nel 2009 Sexy Cora (all’anagrafe Carolin Wosnitza), pornostar tedesca, tentò di battere il record di pompini. Sì, a quanto pare c’è anche un record di pompini. I presenti erano duecento giovanotti, ovviamente tutti brutti come le bollette dell’ENEL e una pancia da birra pazzesca. Cora, iniziò benissimo ma dopo cinquanta minuti svenne, rischiando l’arresto cardiaco. cora Tuttavia in meno di un’ora era riuscita a far spruzzare ventidue cazzi. Respect. Cora aveva diciannove anni, ed era una stella in ascesa nel mondo della pornografia. Ovviamente non si distingueva dai comuni mortali per la sua capacità di risolvere algoritmi o per una passione infinita per la letteratura olandese. No, Cora aveva due tette enormi. Accuratamente rifatte, stracolme di silicone. Ci vollero cinque interventi chirurgici per portare le sue bocce a dimensioni assurde, forse un po’ troppo per una che a stento arrivava a 1,60 di altezza.

Ma Cora era determinata ad ottenere due tette impossibili, così decise di sottoporsi al sesto intervento chirurgico, portando la quantità di silicone presenta in ciascuno dei suoi seni, da 500 grammi a 800. I medici le sconsigliarono tale intervento, definendolo rischioso e inutile. Cora non volle sentir ragioni. Morì durante l’intervento a causa di un arresto cardiaco. Aveva 23 anni.

Come da prassi fu accusato l’anestesista, che ora sconta una condanna di 14 anni in carcere a causa di due tette. Ma la storia di Cora non finisce qui. Fu seppellita nel cimitero di Amburgo in una bara laccata di rosa, circondata da quintali di fiori, foto in bikini e un angelo di marmo alto un metro e mezzo.carolin-wosnitza-678697664-921001 A suo modo la Sasha Grey teutonica ha lasciato un segno in questo mondo, paradossalmente molto più evidente dei comuni stronzi che muoiono ogni giorno. Ma il mondo del porno è strapieno d’insidie e pericoli, non è tutto oro ciò luccica. E se luccica forse non è oro ma qualche chiazza di sborra non rimossa. Già dagli anni settanta l’HIV cominciò a mietere vittime nel mondo del porno. Della malattia non si sapeva assolutamente nulla o poco, i controlli sui set erano superficiali e l’aspetto igienico molte volte –soprattutto nei film a basso costo- lasciava desiderare. John Holmes , fu proprio vittima dell’HIV così come altre star del porno: Wade Nichols, Marc Stevens, Al Parker e Lisa de Leeuw. La paura delle infezioni sessualmente trasmissibili mandò nel panico l’industria del porno.

Molte star decisero di tutelarsi in modo intelligentemente, abbandonando il set o utilizzando i preservativi, altre lo fecero in maniera meno intelligente. Tipo la nostrana Selen, che si rifiutò di aver rapporti sessuali con africani o asiatici. Secondo lei l’HIV era un problema relativo alla razza. Dieci e Lode. Ma non solo malattie, anche droghe. Moltissime ex pornostar hanno dichiarato -a carriera terminata- come l’uso di droghe fosse cosa abituale sul set – per “rompere il ghiaccio” e per dare un tono più intenso alle performance- e nella vita privata. Anche qui le vittime sono molte, tra cui spicca Linda Wong morta per overdose di Xanax. E oggi? Oggi sicuramente c’è maggior controllo, ma il porno è più che mai un business, un mondo parallelo dove i soldi scorrono a fiumi. L’industria pornografica americana “crea” denaro ogni anno tra i 9-13 bilioni di dollari. gianna-michaels_1920x1200-4 Cifre da capogiro che non tengono in considerazione i fatturati dei vari siti web. Qualche tempo fa Shelly Lubben, ex stella del porno, ha rilasciato considerazioni abbastanza forti sul mondo dell’hard. L’ex attrice ha ammesso che droghe e violenze sessuali sono all’ordine del giorno. Perché violenze sessuali? Perché molte attrici hanno un passato di stupri e violenze domestiche, e la loro fragilità sarebbe manipolata dai produttori del mondo dell’hard. Nulla di nuovo, cose che già in passato erano trapelate o su cui c’erano dei sospetti. La Lubben afferma, inoltre, che ci sarebbero delle forti penalizzazioni contrattuali qualora l’attrice dovesse rifiutarsi di fare sesso non protetto.

E il mito dei controlli? Anche quello è stato sfatato. L’Adult Industry Medical, ha qualche anno diffuso statistiche che lasciano pensare. L’80% delle persone che in America hanno lavorato nel porno, ha contratto malattie sessualmente trasmissibili, su tutte l’herpes genitale. Su 825 attori porno testati tra il 2000 e il 2001, il 7% aveva contratto l’HIV. Numeri che ridimensionano un po’ un universo da sempre apparso forse troppo idealizzato: soldi, belle fighe, lavoro facile. Quello del porno attore è un lavoro di merda come tanti altri, soffocato dal business e da compromessi. Dietro sborrate, culi sfondati e tette al silicone ci sono sempre persone, i cui culi sanguinano e che sopportano doppie penetrazioni grazie a all’utilizzo di sostanze stupefacenti o altri stimolanti. Probabilmente sono i martiri del nuovo millennio, ci regalano masturbazioni liberatorie mettendo a rischio le loro vite. Martiri di una società che tutto sommato trova nel porno la giusta rappresentazione.

Vince chi fotte meglio. Ma per fottere, qualcuno dovrà essere fottuto.  

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