“Come abbiamo fatto fino ad ora a vivere senza la versione transessuale di Gesù Cristo?”

Mentre il mondo è alle prese con il problema nazionalsocialismo -perché c’è sempre un problema “nazionalsocialismo” anche se non ci sono nazionalsocialisti (quelli seri)-, c’è qualcuno che dall’altra parte cerca di ripristinare gli equilibri.
Qualcuno che elargisce lezioni di tolleranza, di convivenza pacifica, di apertura mentale e comprensione.

Conchita.

Come abbiamo fatto fino ad ora a vivere senza la versione transessuale di Gesù Cristo?

Ovviamente siamo nel secondo millennio e anche la figura di Gesù doveva in qualche modo essere “aggiornata”. Magari secondo canoni più cool, che meglio esprimono la “bellezza” della nostra contemporaneità.

Conchita Wurst, Austria's Eurovision entrant.

Fermo restando che Gesù a livello storico non è servito a nulla, -e soprattutto non è mai esistito-,che cazzo ce ne facciamo di un suo duplicato che vince un Festival di merda?

L’Eurovision è una sorta di manifestazione creata ad hoc per dare l’impressione che ci sia un senso comune di appartenenza europea, in grado di risaltare in un contesto in cui la competizione può prendere per mano il concetto di festa e insieme dar luogo ad un evento eccezionale.

Da vomito.

Questo scempio dell’umanità è stato sempre una sorta di “must” nel Nord e Est Europa, paesi da sempre devoti alla cultura del trash ma in grado di spacciarla per caviale e champagne.
Per un qualche motivo l’Italia fino a qualche anno fa, ne era rimasta fuori.
Il che era uno dei pochi motivi d’orgoglio nel dichiararsi italiano.
Poi, ovviamente, ci siamo sentiti troppo “non-europei” e ci è parso un dovere prendere parte all’Eurovision.

Ma suo malgrado l’Eurovision rappresenta una sintesi e una semplificazione perfetta dell’Europa stessa.

Finzione totale.

Dai cori in playback, al pubblico pagato per stare lì e subirsi quattro ore di musica di merda, l’Eurovision ci racconta moltissimo sull’Europa e soprattutto sull’Azerbaigian.
Che l’Arzebaigian facesse parte del vecchio continente non lo sapevo, e credo che questo sia motivo in più per chiederne la scissione.

Ma il momento più bello dell’Eurovision sono sicuramente le votazioni.
In quei 20 minuti scarsi in cui puoi davvero comprendere quanto l’Europa faccia cagare.

Gli scandinavi che si votano tra loro come una famiglia in cui il papà la butta al culo alle figlie e la moglie la da al suocero.

L’ex blocco sovietico che per una sorta di sudditanza psicologica e morale, continua a sostenere la Russia. Della serie: mi manca il maritino ubriachino che mi sbatteva il cazzo nel buchino.

La Germania paga invece la sua antipatia nazista. Potrebbe anche riportare in vita Bach e fargli suonare la “Variazione di Goldberg” col cazzo in mano, ma non servirebbe a nulla.

I Balcani spargono voti in Europa a seconda del numero di prostitute esportate nei vari paesi.

E poi c’è la bellissima Italia. Che se fino a qualche anno contava sulle “colonie” culturali (Romania, Malta, San Marino, Albania), quest’anno si è vista, invece, abbandonata da tutti.
Ennesimo segno di perdita di credibilità, direbbe il PD.
“Bisogna lavorare sulle motivazioni e sulle idee, sul fare” (cit.)

Chi vince in mezzo a questo casino di rancori politici e culturali, è di solito un paese Scandinavo o qualcuno che dall’Est Europa ha spedito una coppia sulla scia “Albano-Romina Power” con annessa canzone sul “restiamo insieme, ti voglio bene anche se vai a troie”.

Ma poi arriva lei.
O lui.

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E ricorda all’Europa intera che anche le donne possono avere la barba e non necessariamente devono depilarsi.
Lei, rappresenta un po’ tutti e non rappresenta un cazzo.
E’ un’icona che da voce al movimento trans e a quello gay (il movimento gay è in grado di trovare icone anche nel reparto surgelati del Todis) ma anche a quello femminista.
Lei ci dice che dobbiamo essere tolleranti.
Cioè, non lo ha mai detto però lo dicono altri.

“Eh però, ha una bella voce” (cit.)

Ed è in queste situazioni dove l’opinione pubblica radical-chic, che ha in Baricco e Coelho i suoi punti di riferimento, da il meglio di sé.
Conchita in due giorni è divenuta un simbolo che dovrebbe rappresentare qualcosa, ma non si sa bene cosa. Perchè è evidente che sia un prodotto mediatico, un macchina per far soldi sfruttando la debolezza culturale della società.
Non è la barba il vero problema ma la facilità con cui si attribuisce un significato a qualcuno che a stento riesce a rappresentare se stesso.

Proprio quel significato che manca all’Europa, il bel continente che raggruppa paesi che tra loro non hanno un cazzo a che vedere, se non l’odio reciproco accumulato in millenni di storia.

Ma poi arrivano l’Eurovision e un trans, e il sole torna a brillare sul vecchio continente.
Dove se qualche anno si trascorrevano i week end a Amsterdam per andare a troie, ora applaude una Drag Queen pronta a divenire il simbolo dei prossimi gay pride e di qualsiasi altro tipo di manifestazione, basata su originali concetti come “integrazione, amore, pace”.

Oggi si è persa la libertà di dire tranquillamente: “Porcoddio, che merda ‘sto trans con la barba. Mortacci sua”, “L’Europa che grande cazzata e comunque i turchi e i rumeni non li voglio”.
Perché poi sei razzista, non tollerante e rappresenti una minaccia all’integrazione.
Devi necessariamente essere favorevole a qualsiasi tipo di “innovazione” sociale, specialmente quando entra il gioco il fattore sessuale, quasi più determinante, ormai, del fattore “colore pelle”. Non dire negro, sennò ti mandano la DIGOS a casa.

Ognuno può esprimere le sue idee, a patto che siano in linea con quelle della corrente predominante.

Alle medie avevo i baffetti e mi prendevano per il culo, oggi non posso dire che un trans con barba è oggettivamente una roba grottesca, da circo per ritardati.

E’ la cultura trash il nuovo nazismo.

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5 comments

  1. Erotic Art Drops · maggio 23, 2014

    Sei brillante, sul serio.

    • ilconigliotiguarda · maggio 24, 2014

      Grazie, apprezzo in particolare i tuoi complimenti perché provenienti da materia cerebrale di spessore.

  2. Arcade77 · giugno 10, 2014

    “”Oggi si è persa la libertà di dire tranquillamente: “Porcoddio, che merda ‘sto trans con la barba. Mortacci sua”, “L’Europa che grande cazzata e comunque i turchi e i rumeni non li voglio”.
    Perché poi sei razzista, non tollerante e rappresenti una minaccia all’integrazione.
    Devi necessariamente essere favorevole a qualsiasi tipo di “innovazione” sociale, specialmente quando entra il gioco il fattore sessuale, quasi più determinante, ormai, del fattore “colore pelle”. Non dire negro, sennò ti mandano la DIGOS a casa.””

    Devo dire che queste stesse parole le avevo scritte in un post di una quindicina d’anni fa,riferito ovviamente ai sinistri italiaci che per qualunque cosa vedevano razzismo (ora lo fanno pure i destri),su un forum,quindi la situazione è grottesca da un pò di tempo.
    Dire “negro” tra l’altro sarebbe giusto è “nero” che è sbagliato.Siamo governati dai bimbiminkia e il nazionalsocialismo non c’entra nulla,casomai c’entra una propaganda incessante oramai più presente della presunta accettazione di qualunque cosa,purchè sia logica alla massa idiota e se tu ascoltassi i ventenni ti metteresti a vomitare.

    • ilconigliotiguarda · giugno 11, 2014

      Il movimento del Black Power, in Sud Africa, è la massima rappresentazione di quanto appena detto.

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