“Narciso non è mai caduto in quel fiume, si è semplicemente suicidato”

Qualche giorno fa ero in coma autistico sul divano, completamente assuefatto dalla programmazione pomeridiana di RTL Deutschland. Che corrisponderebbe un po’ alla nostra Italia uno. Ho sempre creduto che fosse la Svezia a detenere in primato per le programmazioni più oscene, invece mi son dovuto ricredere.
Mentre gli svedesi importano completamente tutta la merda che viene mandata in onda negli Stati Uniti o nel Regno Unito -per poi sbatterci i sottotitoli in svedese in maniera tale che le nuove generazioni possano apprendere un livello di inglese “maddafaccka”-, i tedeschi, invece, vanno oltre.
Copiano quanto va in onda nei due continenti più inutili della storia e lo adottano ai propri canoni culturali. Sempre attenti però nel mantenere quell’accattivante marchio di fabbrica american/english.
Vabbè, insomma, ero in fissa con “Köln 50667”.
Volete sape’ di che parla?
Semplice. Sono le storie di una decina di ragazzi (tutti accuratamente tatuati, hipsters, stupidi e bravissimi a non saper recitare) alla prese con i problemi della vita quotidiana:

-trombare,
-diventare gay.

 

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Dialoghi inutili come l’unificazione d’Italia, sceneggiatura da tumore al cervello.

Insomma, ero alle prese con questo delirio della post modernità, quando all’improvviso arriva il break pubblicitario.
Ero pronto a cambiare canale, per darmi a qualche programma di cucina, dove il cuoco cucina, mangia e il pubblico applaude. Sarebbe bello se cagasse anche in diretta, almeno darebbe un tocco “hegeliano” al tutto.

Quando la nuova pubblicità dell‘Iphone 5s prende vita davanti ai miei occhi.

Questa: 

All’inizio ho pensato si trattasse di una campagna pubblicitaria contro l’assuefazione da tecnologia, tipo pubblicità progresso: “mentre usi whatsapp, le donne in Pakistan vengono stuprate e i bimbi in Congo muoiono, e tu stronzo ti diverti a chattare con la ex”.
Invece no.
E giuro, ne ero convintissimo, perché il video ritrae persone che usano l’Iphone per le cose più inutili.
Tipo, perché dovrei montarmi un l’Iphone sulla chitarra per accordarla?
Per quale motivo un padre dovrebbe filmare il figlio mentre gioca per cinque minuti e poi impiegarne altri cinque per guardare un video di merda che racconta quanto avvenuto appena qualche secondo fa?
E poi, chi cazzo lancia missili nel deserto?

Ci ho messo quasi due ore per capacitami del fatto che quella fosse una campagna promozionale della Apple, tra l’altro suicida, perché metteva in evidenza la superficialità del suo prodotto, attraverso immagini che ritraevano un’umanità autistica e alienata.
Invece poi, piano piano, ho assimilato il tutto e son tornato allo stato di normalità.
Ho ripreso coscienza del fatto che oggi il 90% della popolazione occidentale è composta da ritardati, che spendono il loro tempo a glorificare il loro narcisismo, filmandosi e fotografandosi.

Un’umanità incapace di rendersi conto dell’alienazione tecnologica in cui è precipitata.
Un’alienazione che sembra nascondere una fragilità così estrema, che costringe milioni di persone a costruire un altro Sé, indispensabile per poter sopravvivere in un’era così devota al culto dell’estetica.

Ecco, la solitudine dovrebbe essere, generalmente, uno stato interiore in grado di aiutarci nella riflessione su noi stessi egli altri. Nel prendere coscienza delle nostre debolezze e nel fare un esame di realtà.
Invece la post modernità ha trasformato la solitudine come un “virus” da evitare e da cui immunizzarsi. E’ vietato sentirsi soli, essere soli, pensare da soli.
La tecnologia è divenuto il mezzo attraverso cui, finalmente, possiamo essere sempre al centro di un universo di sfigati come noi.

Un egocentrismo espresso attraverso un’ostentazione ossessiva che non ha nulla a che vedere con noi stessi. Perché noi imitiamo l’altro, che a sua volta imita qualcun altro.
Una sorta di feticismo arido, che porta a un orgasmo immaginario e vuoto.
Molti pensano che tra qualche anno si scateneranno guerre per l’approvvigionamento dell’acqua. Io credo che inizieremo a massacrarci per cercare quel Santo Graal chiamato “identità” o “personalità”.

salvador-dali-metamorfose-narciso

Il tutto mi porta a pensare a un passo di un libro di Stephen King, “Christine”. Un libro pazzesco che, insieme a “Misery” e “It”, meriterebbe un posto tra i capolavori della letteratura contemporanea.
Avrei voluto citarlo lettera per lettera, ma cazzo non ho trovato la pagina.

Comunque c’è un passo in cui King descrive la gioventù dell’Hig School americana negli anni 80′, già in piena metamorfosi consumista.
King vede una generazione che è stata in grado di calare sui proprio viso una maschera, capace di nascondere i punti deboli ed esaltare quanto di più frivolo e attraente la società dei consumi possa offrire.
Ma nel momento in cui questa gioventù vede apparire il suo riflesso su uno specchio, è incapace di riconoscere se stessa. Svanisce nelle illusioni da lei stessa create. Si perde in un oblio.

Narciso non è mai caduto in quel fiume, si è semplicemente suicidato.

 

 

 

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2 comments

  1. Mean Cactus · giugno 4, 2014

    Bel pezzo, molto intelligente.
    D’ora in poi ti leggo.
    Cazzi tuoi.

  2. aldo · gennaio 21, 2016

    amazzzzzzati coglione fallito ì

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