“Volevamo congedarci dignitosamente dal nostro Liceo”

-“Quindi, fammi capire, vorreste suonare all’assemblea d’istituto…””.

-“Esatto, come ogni anno”

“No, l’anno scorso non avete suonato e nemmeno quello precedente”

-“L’anno scorso non ci avete fatto suonare perché Lupo prese a schiaffi il fonico. Mentre l’anno precedente non abbiamo voluto suonare noi, perché ogni gruppo doveva portare una cover di Imagine, che oggettivamente è una canzone di merda”

-“Ok, e perché quest’anno vorreste suonare? E comunque Lennon è un genio.”

-“Dai Gianlu’, che cazzo di domande fai. E poi l’hai letto il testo di Imagine?. Porcodio, è il trionfo della banalità. Pacepacepace, mavaffanculo. Vuoi la pace? Prendi il culo e portalo in Ruanda a fare da muro umano contro le faide tribali, mortaccitua. E comunque, vogliamo suonare perché siamo determinati a non fare cazzate.”

-“ E come si chiamerebbe il gruppo?”

-“Non lo abbiamo deciso. E’ importante?”

-“Che musica proponete?”

-“Dark Wave, pezzi nostri. Ti facciamo pure la cover di “No Time to Cry” con Lupo sbronzo a merda.”

-“Ecco, è quello che non voglio. E poi la vostra musica non è educativa. Che cazzo, davanti a professori e liceali del primo anno vi presentate vestiti da becchini e con canzoni tristi?”

-“Che minchia vuol dire che la nostra musica non è educativa? Che cazzo suonano le altre band? Le filastrocche dell’albero azzurro?”

-“No, ma ad esempio i Fantom portano cover dei Blink 182, gli Uomo Ragno pezzi degli 883, i Black Fire invece i Green Day”.

-“Occristo, ma ti rendo conto? Cazzo è ‘sta roba? Vuoi dirmi che Max Pezzali è più educativo dei Bauhaus o dei Clan of Xymox? E poi a che cazzo educherebbe Max Pezzali?”

-“Le regole sono queste. Potete portare anche i Metallica o gli Iron Maiden. Ma non roba dark che ammicca a cose strane.”

 

Ogni anno, era la stessa storia. Suonare all’assemblea d’istituto era una delle poche possibilità per esibirsi dal vivo nel nostro paese. Per sfuggire alla monotonia di un ambiente che concentrava la sua creatività in eventi magnifici come la “Sagra della polpetta” o il mercatino dell’antiquariato. Eventi in cui l’età media era di 65 anni e venivano spacciate per “situazioni giovanili”. In tutto l’anno solare i concerti per band locali erano forse tre o quattro in tutta la provincia, con cinquanta band pronte a iscriversi e godersi i loro dieci minuti di gloria. Certo, se la tua band proponeva cover di Ligabue, Vasco Rossi o della Bandabardò, allora potevi puntare in alto, e riuscire a piazzare anche un evento ogni tre settimane. Inutile dire che non era questo il genere di musica che ambivamo a proporre, nonostante fosse la più gettonata nella “movida rock n roll” della provincia.

 

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L’assemblea d’istituto, rientrava tra gli appuntamenti in cui tutte la band potevano- teoricamente- trovare spazio, senza discriminazioni di genere musicale, abbigliamento e testi. Il nostro problema fondamentale era però rappresentato dal fatto che eravamo, sinceramente, delle teste di cazzo. Partivamo con i migliori propositi, poi ci scannavamo tra di noi o finivamo col prendere a botte membri di altre band, fonici o chiunque ci capitasse a tiro.

A dir la verità era Lupo, il cantante, quello rissoso, quello che amava schiantarsi con l’auto contro i muri, volontariamente. Poi c’era Mimmo, il batterista che suonava in altre quattro band (una delle quali proponeva cover di Nino D’angelo). La nostra musica gli faceva schifo al cazzo ma essendo fidanzato con la sorella di “Ggiro” (il chitarrista), era costretto a suonare con noi. In realtà la sorella di Ggiro, non l’hai mai data a Mimmo, ma ha dato via ogni buco a Checco Pesciolino, il carrozziere che aveva l’officina sotto casa della famiglia di Ggiro. Per la cronaca, Checco Pesciolino aveva 35 anni, la sorella di Ggiro, sedici. Ggiro da parte sua era una ragazzo tranquillo ma non amava moltissimo avere gente attorno. Dalle elementari al liceo, siamo sempre capitati nella medesima classe, cresciuti assieme e sopravvissuti a ogni tipo di evento assurdo e catastrofico. Come quando Ggiro azzannò la mano di un professore, che voleva incitarlo con una pacca sulla spalla a presentasi all’interrogazione. A Ggiro fu diagnosticata all’età di cinque anni la sindrome autistica di Asperger, una forma di autismo che lascia intatte le abilità cognitive ma non quelle relazionali. Ggiro era un genio in matematica e nella musica ma odiava le stanze piene di gente, il contatto fisico e gli ambienti troppo colorati. Se si trovava in situazioni in cui si presentava una di queste componenti, cominciava a gridare, tirare pugni al muro o a mordere chi gli capitava a tiro. Lui era l’incarnazione perfetta del misantropo dark. Si avvicinò al nostro “ambiente” forse, perché, come lui, odiavamo le medesime situazioni e contesti.

Quindi, dato che Lupo era quello che era, Mimmo non se ne fotteva granché della band e Ggiro non sopportava parlare con gli sconosciuti; gli unici in grado di presentarsi alle varie riunioni per proporre la candidatura della band, eravamo io e Marica. La tastierista. Marica non l’ho inserita precedentemente nella Line-up della band, perché di fatto non si sapeva quando ci fosse o meno. Era l’incostanza fatta persona.

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In tutto. Nel mangiare, dormire, parlare e soprattutto nelle relazioni sociali. Marica è sempre stata bellissima, non ricordo di aver mai visto in Marica imperfezioni estetiche. Nemmeno alle cinque di mattina o dopo sbronze colossali terminate a vomitare bile sotto al monumento ai caduti. A renderla perfetta non erano i suoi occhi verdi o i suoi lunghi ricci neri, e nemmeno quella figura snella accompagnata da una terza fenomenale. Era il suo atteggiamento, il suo sguardo, il modo in cui gesticolava e parlava. Il tutto era eseguito con una eleganza e armonia indescrivibili.

Tutti eravamo innamorati di lei. Non sognavamo di scoparla, ma di ricevere un semplice bacio. Ok, forse anche un pompino. Tranne Lupo. Più volte nell’arco della giornata ci ripeteva che avrebbe voluto sfondarle il culo, sborrarle in faccia e prenderla a schiaffi fino a farla svenire.

Marica si interessava al gruppo quando non era impegnata in differenti attività autodistruttive, del tipo: legarsi sentimentalmente a tossici o uomini sposati, chiudersi in camera a tagliarsi, minacciare di morte la madre e così via.

Dato che in quel periodo era impegnata con un certo Antonio -avvocato di quarant’anni, padre di due bambine, con tre divorzi alle spalle e fresco di quarto matrimonio-, non c’aveva cazzi per accompagnarmi “all’assemblea delle band”. Era lunedì pomeriggio e il lunedì pomeriggio Antonio usciva prima dall’ufficio, passava a prendere Marica dalle parti dello stadio -stile puttana moldava- e si appartavano a scopare da qualche parte in periferia.

Così, come altre volte, mi recai da solo a quell’assembla, chiedendomi come tantissime altre volte, se effettivamente valesse ancora la pena portare avanti quel progetto musicale. D’altronde non c’avevamo nemmeno un nome per la band. Da quattro anni ci presentavamo ai vari contest e concerti con nomi inventati all’ultimo momento: Jesus&Lilith, Magnolia, November Blood, Medea’s Tears e nomi dimmerda del genere.

-“Ok, quindi non ci volete fa’ suonare…”

-“Non è che non vogliamo, ma ciò che proponete è un po’…chennesò..roba troppo strana. Anche vecchia. Cioè ‘sta roba la vai a suonare nei club per dark o cose così. All’assemblea d’istituto ci stanno ragazzini che vogliono divertirsi.”

-“Ma come si può divertire qualcuno cantando le canzoni degli 883? Dai, Gianlu’ dacci almeno quindi minuti. Non ti sto chiedendo la mezz’ora. Per noi è importante suonare.”

-“Non posso, davvero. I gruppi ci stanno già. Tra l’altro sei arrivato anche in ritardo, la riunione era alle 15.00 non alle 17.00.”

-“Dovevo venire con Marica, l’ho aspettata e poi mi ha fatto bidone. Scusa.”

-“Ah, Marica. Come sta?”

-“Come sempre, a periodi”

-“Già, a periodi…”

-“Oh, allora?”

-“Senti, se qualche band si ritira ti avviso e vi metto in lista. Tanto mancano due settimane, si può sempre tirare indietro qualcuno”

-“Si, si ritirano. ‘Sti coglioni suonano pure se si beccano un tumore alle palle. Sapevi che ci tenevamo a suonare. Sei una merda e c’hai pure il cazzo piccolo. Ecco perché Marica si scopava il paese quando stava con te!”

Il rappresentante d’istituto, Gianluca, era un nostro amico. Lo è stato finché stava con Marica. Cioè, lui diceva che fosse una relazione, in realtà hanno scopato due volte e poi lei perse la testa per l’ennesimo eroinomane. Gianluca, anche a distanza di mesi in cui Marica stento lo salutava, ha sempre creduto che la storia continuasse.

Negava l’evidenza anche davanti alle situazioni più limpide. Finché Marica non gli disse, chiaramente, che non voleva stare con uno col cazzo piccolo e che non sa leccare la fica. Finita l’avventura con Marica, Gianluca, cominciò a portarci sul cazzo, come se fossimo stati noi la causa dei suoi mali, nonché responsabili della sua incapacità di leccare il clitoride.

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Per quell’anno sembravamo davvero fuori dai giochi e destinati a infiltrarci in qualche sagra o festa di paese di merda per poter suonare. E la situazione era a quanto pare irrecuperabile, soprattutto dopo che avevo ficcato l’intera mano nelle ferita sentimentale di Gianluca.

Era la nostra ultima assemblea d’istituto, dopodiché saremmo tutti “emigrati” altrove per studiare.

Volevamo congedarci dignitosamente dal nostro Liceo, da tutte le facce di cazzo che incontravamo quotidianamente, da tutte le fighette e figli di papà. Volevamo che, per l’ultima volta, qualcuno si rendesse conto della nostra esistenza. Che ci notassero e si rendessero conto che, noi, non eravamo nient’altro che la proiezione delle loro paure e insicurezze.

Volevamo, gli ultimi, nostri, venti minuti di vita.

 

[continua…]

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4 comments

  1. Erotic Art Drops · agosto 9, 2014

    E niente, io ti amo.

  2. Pingback: “How do you image the Antichrist?” | iconiglicimangerannovivi

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