”E’ vero che siete eroinomani?”

Una cosa che invidiavo ai miei coetanei di allora, era la capacità di attribuirsi un ruolo e accontentarsi di ciò che c’era.

Io non ci riuscivo, ero perennemente inquieto e a disagio in un contesto che che rifiutavo di accettare a priori.

Se a tanti bastavano le serate in qualche locale di merda del paese a suon di Hit Mania dance o la serata in pizzeria con i compagni di classe, io preferivo vagare senza meta per il paese con Ggiro.

Non giudicavamo gli altri, semplicemente ce ne tenevamo a distanza, come del resto gli altri si tenevano a distanza da noi.

Non scorderò mai quando un bambino, una domenica sera, nella piazza del paese, si avvicinò a me e Ggiro, seduti su una panchina.

-”E’ vero che siete eroinomani?” Ci domandò.

Io e Ggiro ci guardammo stupiti, non sapendo cosa rispondere. Era ovvio che la risposta fosse “no” ma la domanda ci aveva del tutto colti di sorpresa, tanto da rimanere muti per una decina di secondi. Avevamo sedici anni. In quell’attimo realizzammo per davvero, cosa il paese pensasse di noi.

-”Certo che no.” Risposi impacciato.

Il bambino ci guardò con aria diffidente, come per dire: col cazzo che vi credo. E si allontanò.

Ecco, cominciai a immaginarmi le famiglie, sedute a tavola la sera, che parlavano di noi. Descrivendoci come mostri o criminali. Senza nemmeno avere la certezze di conoscere i nostri nomi.

Per questo motivo iniziammo a frequentare l’unico posto dove nessuno ci avrebbe mai rotto i coglioni o espresso giudizi gratuiti senza senso.

Il cimitero.

Il nostro sorge poco fuori dal paese, il suo stato di manutenzione già all’epoca era pessimo, non oso immaginare ora. Accedervi non è difficile, basta scavalcare il cancello all’entrata e fare attenzione a non essere beccati. Cosa a cui tenevamo molto, perché oltre alla fama di eroinomani non volevamo guadagnarci anche quella di necrofili.

Per questo ci recavamo lì sempre le sera tardi vero le undici, quando il paese era alla prese con il televoto del Grande Fratello.

Lì stavamo bene. Lì, io e Ggiro potevamo finalmente respirare un po’ e goderci attimi di silenzio.

Passeggiavamo tra le lapidi, parlavamo di tutto, ci soffermavamo a leggere le date di nascita e morte di giovani, anziani, neonati. Spesso portavamo con noi qualche bottiglia di birra, ci sedevamo su una panchina e fissavamo il tappeto ardente di luci notturne. Solo qualche gatto, ogni tanto, veniva a disturbarci. Per il resto, solo il fruscio delle foglie, ombre che dipingevano forme umane e tanta tranquillità.

Ogni volta che ci recavamo al cimitero, c’era una tappa forzata da fare. Andare alla tomba di Maria.

Maria era una ragazza nata il 15.07.1973 e morta il 15.07.1993,  a vent’anni, investita da un alcolizzato mentre tornava da una festa di compleanno. Maria aveva un viso rotondetto ma ben proporzionato, labbra piccole e lunghi capelli rossi. Questo è almeno quanto raccontava la sua foto.

La sua lapide  attirò dalla prima volta la nostra attenzione per diversi motivi. Il primo, ovviamente, la data. Quante possibilità ci sono di nascere e morire nello stesso giorno e mese?

Poi la sua tomba era sempre adornata da fiori freschi, bellissim. Era possibile raggiungerla, semplicemente seguendo il loro profumo . Però l’aspetto più interessante erano le poesie. Abbiamo visitato per tante notti la tomba di Maria, per circa tre anni. E poggiata al suolo, fermata da una pietra, trovavamo sempre una poesia diversa.

Erano scritte su carta comune o su fogli di quaderno. La calligrafia era molto elegante, precisa, armoniosa, malinconica. Le poesie avevano una lunghezza variabile e i temi trattati non erano spesso comprensibili a primo impatto. E ciò le rendeva meravigliose.

Ggiro e io, le leggevamo e poi le risistemavamo con cura dove le avevamo trovate. Fantasticavamo su chi scrivesse quelle poesie. Un genitore, un fidanzato, un’amica, un innamorato mai dichiaratosi.

“Maria” sarebbe stato il titolo del nostro primo pezzo Dark Wave. Il foglio “originale” su cui lo scrissi, lo depositai ai piedi della lapide.

Li ci rimase per mesi, resistendo a pioggia, umidità e ai morsi del sole. Poi si dissolse, come la vita di Maria, sotto i bagliori della luna.

 

 

Don’t walk away tonight,

lay with me, one more time

The walls are screaming,

our eyes are bleeding

There si not redemption,

it’s just a world dying in its damnation

You can save me, Maria

You can kill me, Maria

You can understand me, Maria

Don’t walk away, tonight

There are not justifications for us,

There are not consequences for us,

Your beauty is the answer

With burning flowers.

I’ll call your name

You can save me, Maria

You can kill me, Maria

You can understand me, Maria

Don’t walk away, tonight

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3 comments

  1. Erotic Art Drops · settembre 17, 2014

    Per questo post ci vuole un commento serio. E allora niente, ciao.

  2. ilconigliotiguarda · settembre 17, 2014

    A giorni potrebbe arrivarti una mia mail, per suggerirti una proposta indecente. Purtroppo niente bukkake o roba del genere ma cose prettamente noiose.

    • Erotic Art Drops · settembre 18, 2014

      Meno male che hai utilizzato la parola in codice “bukkake”, sennò mica lo capivo che parlavi con me.
      Attendo curiosa la proposta indecente, ma ammetto di provare tanta paura perché il tuo messaggio sa di minaccia.

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