E’ davvero una rivoluzione “islamica”?

Leggo da mesi articoli sull’IS, guardo documentai e mi sfondo di porno arabi per cercare di capire qualcosa di più su una guerra/rivoluzione/invasione/chiamatelacomecazzvepare che sta minacciando “l’orgoglio e la cultura occidentale”. O almeno così dicono.

Vivo in Germania da un po’ di tempo. Qui la percentuale di persone di fede musulmana arriva al 5%, circa quattro milioni di abitanti.
L’integrazione è stato da sempre un problema relativo, più connesso alle capacità professionali (formazione, capacità linguistiche) che alla religione.
La Germania è diventata nel corso degli ultimi 30 anni, sotto un punto di vista etnico/culturale, un po’ come gli Stati Uniti. Con la differenza che se sei negro, la polizia non ti mena senza motivo.
Ciò è evidente soprattutto se vivi o visiti città come Berlino, Colonia, Monaco o Amburgo.
Passeggi e ascolti lingue diverse, cattedrali e moschee sorgono a non più di 100 metri l’una dall’altra e determinati quartieri hanno la loro “etnia” prevalente, con tanto di mercati tipici e negozi.

Da quando è scoppiato il casino dell’ISIS, sono state messe in evidenza crepe e sfumature che prima erano passate del tutto inosservate a sociologi e politici.
Una parte della giovane popolazione di fede musulmana vive in un limbo dove il concetto di integrazione è del tutto sconosciuto.
Parlano a stento il tedesco (nonostante siano nati e cresciuti in Germania), non hanno conseguito alcun titolo di studio o se conseguito non decentemente professionalizzante.
Vivono in un mondo parallelo dove la speranza di crearsi un futuro è quasi pari a 0.

E’ in questa realtà che l’estremismo islamico trova terreno fertile per arruolare soldati “occidentali”.
A questi ragazzi viene mostrata l’illusione di poter concludere qualcosa, che abbia senso per loro e gli altri, di assumere un ruolo in una società che non li ha mai considerati.
Chi arruola in Europa le leve dell’ISIS, sa benissimo che l’ignoranza e la fragilità sono le componenti fondamentali per far sì che un certo tipo di messaggio abbia un seguito.
La prima cosa che un neo-arruolato fa, appena arrivato sul campo di battaglia, è postare un messaggio su Facebook o su Twitter. E’ la ricerca dell’attenzione che spinge questi ragazzi a morire, non di un’ideologia o un credo.

I giovani musulmani “occidentali” che si arruolano nell’ISIS ascoltano Jay-Z, Eminem, indossano scarpe Nike e occhiali Reyban. Paradossalmente non centrano un cazzo con la filosofia estremista islamica.
E qui subentra un altro punto.

E’ davvero una rivoluzione “islamica”?

http://www.vice.com/it/video/lo-stato-islamico-parte-1-402

Dai vari documentari, reportage, si ha più l’impressione di avere a che fare con una guerra da ghetto, che con una guerra su grande scala.
Pose “gangsta”, terroristi che si vestono come 50 cent, video di propaganda ad alta definizione.

Questa guerra ha assunto dei contorni “Pop” inquietanti, una battaglia che prima che essere condotta con mezzi pesanti e armi, si fa strada con smartphones, post su Facebook e tweets.
La violenza ha trovato nell’estetica un’arma di propaganda potentissima.

Persino il mondo della musica Rap ha iniziato a svolgere un ruolo di rilievo nella cultura estremista islamica. Decine di rapper inglesi, francesi e tedeschi di fede musulmana hanno deciso di sposare la causa dell’IS. Come nel caso dell’inglese Abdel-Majed Abdel Bary (http://en.wikipedia.org/wiki/Abdel-Majed_Abdel_Bary), che nell’Agosto 2014 postò una foto sul suo profilo Facebook, che lo immortalava con una testa decapitata tra le mani. Tra l’altro Scotland Year sospetta che sia stato lui il boia del giornalista James Foley.

Stesso discorso per Denis Cuspert (http://en.wikipedia.org/wiki/Denis_Cuspert), rapper molto noto in Germania. In un video reso pubblico dall’IS, lui e altri militanti si mostrano una testa decapitata e bruciata. Sostenendo che si oppone all’IS, farà quella fine.

Un altro rapper tedesco di fede musulmana e famosissimo in patria è Bushido.
Questa volta di mezzo non ci sono teste mozzate ma una foto del tutto inopportuna postata dopo la strage al Charlie Hebdo, con il titolo “Bald gehts wieder rund”. Tradotto: Presto un altro giro.
Nella foto, condivisa l’8 Gennaio, Bushido compare con una felpa che reca il nome della capitale francese. Il tutto collegato con la frase, ha fatto sorgere in molti il sospetto che il rapper sostenga in qualche modo la causa dell’IS. Anche alla luce di quanto rilasciato in un’ intervista al prestigioso settimanale “Die Zeit” (http://www.zeit.de/kultur/musik/2011-05/bushido-interview-teil-1), in cui afferma che: “l’Islam non deve essere interpretato sotto una chiave moderna. Chi lo pratica come scritto nel Corano non ha problemi. E questo vale per le donne come per gli uomini”. 

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Le generalizzazioni possono essere molto pericolose. Arrivare a definire il Rap come un fenomeno di istigazione al sostegno dell’IS, sarebbe del tutto inopportuno nonché idiota.
Che dire allora dei video di propaganda per l’arruolamento nei nostri eserciti occidentali, gli stessi che sparano e bombardano a cazzo provocando migliaia di vittime ogni anno in giro per il mondo.

Il problema non è la musica in sé o i messaggi che essa possa contenere, quanto piuttosto la presenza di alternative in una realtà degradata. Dove la povertà culturale e materiale, la frustrazione e la discriminazione non fanno altro che incrementare un senso di rabbia e solitudine facilmente strumentalizzabili.

Ricordo la strage alla Columbine High School. I ragazzi autori del massacro erano fan di Marlyn Manson, ascoltavano musica metal e si vestivano di nero. Ma nessuno pose l’accento sul fatto che fossero cresciuti in condizioni di forte disagio sociale .
Dopo la strage l’opinione pubblica si scagliò contro Manson e il mondo del Metal, accusandoli di aver fomentato o addirittura incitato i ragazzi a compiere il tutto.
Micheal Moore nel suo documentario Bowling a Columbine (Premio Oscar come miglior documentario nel 2003), intervistò Manson e gli pose una domanda:

-“Se dovessi rivolgerti ai ragazzi della Columbine o alla gente di quella comunità, cosa diresti?”
-”Gli ascolterei, ascolterei ciò che hanno da dire. E’ quello che nessuno fino ad ora ha fatto”

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2 comments

  1. Erotic Art Drops · marzo 19, 2015

    Bentornato!

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