“E‘ terminata un’altra estate”

E‘ terminata un’altra estate. Un’altra lunga, angosciante, grottesca estate.
Gli irriducibili vacanzieri si ostinano a piazzare le ultime foto nei social network, i cui titoli sono piú imbarazzanti di quelli dei film horror messicani degli anni ’80. E così assisto a all’ultima escalation di ritardo mentale su scala globale: “Mare settembrino”, “Fino alla fine estate”, “Ultimi raggi di sole”.

Dovete morire male.

Si riprende a lavorare, anzi scusate. A non fare un cazzo. Perché le vacanze per la maggior parte degli italiani sono più impegnative dei giorni “lavorativi”. Dove per lavorativi si intende: cassa integrazione, manifestazione per i froci in una piazza qualunque, esame di cinematografia slovena.

Ma è stata anche l’estate dell’altruismo, dei dibattiti socio-politici sul tema “profughi” e “asilo”. Un tema delicato, a cui nessuno si è sottratto di esprimere il proprio illuminante parere. E così, Luca in vacanze a Lloret de Mar, twitta un bel: “Refuges are welcome”. Invece Laura, dalle spiagge delle Mauritius esprime tutto il suo disappunto sulla polemica di passivitá dell’Unione Europea.

Barconi che affondano, migliaia di profughi che valicano i confini europei, l’ISIS.
Sembra un film apocalittico. E come ogni film, è recensito da critici ed esperti.
Perché ció che non mancherà mai in Italia, è l’arte della retorica. Dei giudizi banali, del ripetere il giá detto, sentito e scritto.

Il profugo Siriano parla due lingue straniere, è laureato in ingegneria e ha avuto le palle di farsi un viaggio di 3000 km con la consapevolezza di poter morire da un momento all’altro. Invece Luca rompe il cazzo dalla mattina alla sera su Facebook, va in crisi per un Ceck-in con la Ryan-Air e a 30 anni vive ancora con i suoi perché c’è la CRISI.

Lascerei l’Italia ai profughi. Abolirei controlli o restrizioni. Hanno perso tutto, hanno visto la morte. Vogliono ricominciare da capo. Cosa avrebbe fatto un Luca al posto loro?

L’inverno è alle porte. Le nuvole cominciano a divorare l’orizzonte. Le strade diventano nuovamente la dimora dei demoni. Le tenebre sono ancora una volta lí.
In questo deserto, dove arbusti e pietre diventano nella notte incubi e visioni. Visioni di un futuro che cancella il presente, il passato. Troppo fragili per resistere alla furia dell’inconsapevolezza. Non siamo tutti uguali, col cazzo. C’è chi nelle tenebre avanza, a piedi o a un bordo di una bagnarola. Stringe la mano di suo figlio e scaccia i mostri. Le onde, i colpi dei proiettili, i morsi della fame. Insegue un orizzonte, lo immagina, lo sente.

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Laura, invece, ha appena caricato otto foto su Instagram.

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One comment

  1. Mean Cactus · settembre 13, 2015

    Quell’entusiasmo finto, artificiale che odora di polistirolo che l’estate si porta dietro la rende ancora di più un periodo colmo di angoscia e malinconia.
    Bel pezzo, al solito.

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