“Nessun finale banale”

A volte basta uno sguardo per far vacillare le tue certezze, per riempire la testa di „forse“ e „ma“, tanto da pisciarti sulle scarpe senza accorgertene.

Succede che quelle mura di cinismo e rabbia che hai costruito con tanta pazienza e mieticolisitá, per un attimo vengano squarciate da una crepa. E quella crepa inizia lentamente a espandersi. Nel mentre ti caghi addosso o ti pisci sulle scarpe, a seconda dei casi. C’é la pura di perdere il controllo e porca troia quanto ci hai lavorato su per rimetterti in sesto. Ti ripeti che non puoi  continuare a giocare, camminare sull’orlo di un baratro, pretendere che siano gli altri a prendere decisioni per te.

E continui a pisciarti sui piedi.

Ma la domanda é, come si é giunti a questo?

Capita di essere invitati a una festa. E come sempre di ritrovarsi a intrettenere convesazioni di un certo spessore, del tipo: Ah, c’hai due gatti a casa. Che bello.“; „E quindi tuo nonno ha la prostata infiammata. Mi spiace“; „Hai studiato ad Amburgo? Anche il cugino del mio vicino ha studiato li. Che cosa meravigliosamente interessante“.

Il tutto procede come sempre, secondo il solito piano.

Non c’é un cazzo da fare e quindi inizio a bere senza motivo.

Tanta fregna, tanto bella quanto palesamente priva di personlitá. Fregna decorativa la chiamo. Poi c’é una francese con cui attacco bottone. Sorride, sorride. Ma che cazzo te ridi. Mi chiede di ballare. Vabbe‘ balliamo. Poi peró non venirmi a dire che non ve meritate gli attentati. Lascio la francese e continuo a osservare la situazione. Il reparto frutta e verdura della Pam sarebbe piú motivante di ‘sta messainscena.

Comincia farsi avanti l’idea di lasciare tutto e terminare la serata a casa davanti a un film del cazzo. Tipo quello dell’autistico che corre senza motivo e intanto l’amichetta si scopa tutto Il Texas, compresi i pozzi di petrolio. Poi lui diventa famoso e ricco, perché sa fare tante cose e l’amichetta torna da lui e vuole scopa’. La troia. Ma lui é autistico e non capisce che ‘sta tipa é na pazza. Bel film di merda.

Provo disagio per me e gli altri stronzi che mi circondano. Sto scivolando lentamente in basso. Sento che se va avanti cosí, il come etilico é la migliore delle prospettive all’orizzonte.

Ma entra lei all’improvviso. Proprio come in quella canzone per froci degli 883.

Capisco subito che non é una ritardata come le altre.

Gli sguardi si incrociano,una, due, tre volte.E ogni volta il mondo si ferma. Come in quei filmi demmerda (vedi sopra), dove tutti e due so‘ belli ma lui é un po’ sfigato. Ma alla fine trombano. E sono felici . Vanno al Luna Park, parlano dei Rossetta Stone e mangiano cinese a letto. E poi trombano di nuovo. Mettono su famiglia ma lei si ammala di qualche cosa e muore. E lui porta i fiori al cimitero ogni giorno, come un coglione. Ma tanto non resuscita, porcoddio. Che cazzo porti i fiori al cimitero. Con quei soldi te ce compri la droga, cazzo.

Vabbe‘, non ricordo il nome del film.

Dicevo. Lei é magnifica. Occhi nerisismi e capelli ancora piú scuri. Sembra uscita dall’inferno, pronta a distruggere la tua vita. Ogni suo movimento, ogni suo sorriso sono una sprangata in pieno di viso. Recita il suo copione alla perfezione. Non si nega a nessuno ma se mantenere le distanze.

Julia é il suo nome. Ma lo dimentico subito. Ecco un mio difetto. Dimentico i nomi. Sono troppo egocentrico mi hanno detto. Do poca importanza agli altri, non considero chi mi sta attorno.

Ma perché tu chiedi il numero di telefono a chi te parla de gatti e Beppe Grillo?

Ma il suo nome lo dimentico perché ho paura. Perché rimango pietrificato dalla sue bellezza, dalla sua voce.

E ci ritroviamo a parlare. Le ore scorrono. E la percezione di essere fatti l’uno per l’altro diventa chiara. La percezio di avere qualcosa da condividere. Ce lo si dice in faccia, apertamente.

Penso se baciarla, se portamerla in bagno e scoparmela. Ma non voglio rendere il tutto ancora piú banale. Perchá la banalitá ha giá fatto a pezzi la mia vita una volta e non posso permettermi di sbagliare ancora.

Lei é troppo per me. Non é una fregna decorativa. E´ una donna, una di quelle che ti complicano la vita e la rendono fantastica.

Non le voglio far male, non voglio rovinarla, non voglio ritrovarmi a pensare alla stessa persona per intere giornate.

Le ore scivolano via, sono le 5.

-„Sarebbe bello averti affianco“  Mi dice.

Giá.

Non ci scambiamo il numero di telefono o contatti.

Meglio per entrambi.

Vado via. Mi vorrei prendere a schiaffi.

Fuori si gela. Sono triste.

Ed é una bella cosa.

Nessun finale banale.

Piscio su un muro.

E poi sulle scarpe.

Pensa se l’avessi baciata.

 

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