Non c’è speranza, vi meritate una Guantanámo in versione nazista.

Luglio è stato un mese fantastico.

Era dai tempi dell’invasione della Polonia che non si rivivevano emozioni e sensazioni così belle. Tra attentati, squilibrati spacciati per terroristi, colpi di stato più imbarazzanti di un ballottaggio comunale a Benevento e ospedali bombardati; è terminato un mese fantastico.

Questo Luglio entra di diritto nella Top 10 dei dieci mesi più Borderline degli ultimi 70 anni.

Sangue, distruzione, equilibri politici compromessi. Dai che questa volta magari è quella buona, pensi. O ci estinguiamo oppure scatta la molla, per miracolo, che ci porta a riflettere sulla caterva di merda che ci circonda.

No.

Pokémon Go, l’ultimo capitolo die Harry Potter, Higuain alla Juve, le vacanze a Fromentera di Borriello.

Argomenti e temi in grado di contrastare il senso di morte più profondo, la definitiva testimonianza dell’involuzione del mondo occidentale.

Il caos regna e contemporaneamente mandrie di ritardati si aggirano per le città alla ricerca di Pokemon.

Che poi porcoddio, ci volevano i Pokemon per farti usici’ de casa, obeso demmerda.

E mi chiedo se i Pokemon non possano essere un’allegoria, un simbolo o addirittura un archetipo del nostro subconscio. Magari rappresentano il nostro lato infantile, rimosso e sepolto precocemente dai ritmi frenetici della nostra società postmoderna. Magari i Pokemon sono semplicemente il desiderio di proiettare le nostre emozioni in un’altra dimensione, perché non comprese o frustrate nella realtà di tutti i giorni.

Ma poi vedo ‘sti stronzi di quasi trenta anni, disoccupati e persi nella loro autocommiserazione, che alle tre di pomeriggio cercano Pikachu per le strade. E mi ricredo. Non c’è speranza, vi meritate una Guantanámo in versione nazista.

Ma di per sé non sono i Pokemon il problema. Oggettivamente preferisco loro ai saldi o alle marce per la Pace, o ai minuti di silenzio in onore di vittime che rimangono tali per qualche settimana, per poi essere stigmatizzate in monumenti di pietre o peggio in giorni della memoria. Ognuno conta i morti sepolti nei propri cimiteri, il cordoglio è diventato il buon giorno del nuovo millennio.

Voltaire ha scritto che ai vivi si deve il rispetto, ai morti solo la verità.

Se il mio corpo è fatto a pezzi da una bomba, pretendo che chi verrà a piangere o pisciare sulla mia tomba, sappia perché ciò è accaduto.

Accetto di essere una vittima, di prendermi un colpo in testa in un centro commerciale mentre provo le New Balance ma spiegate a mia moglie, a i miei figli, alla moldava che mi scopo il giovedì sera: perché è avvenuto tutto ciò.

“E’ stato un atto terroristico”, “Quella bomba è caduta su un ospedale per un errore”, non sono spiegazioni ma giustificazioni che miseramente cercano di nascondere una valanga di responsabilità.

Quelle responsabilità che ogni politico e cittadino dovrebbero assumersi.

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