“Il fattore umano”

09.11.2016, il mondo scopre per l’ennesima volta che la democrazia è una cosa orrenda. Democrazia significa libertà o almeno teoricamente. Una libertà che vale per tutti anche per mio cugino Francesco che sta seduto al bar, blatera contro calciopoli e ritiene che Games of Thrones sia la migliore serie di sempre. Ha vent’anni, molti tatuaggi, parla solo dialetto ed è disoccupato perché gli immigratirubanoillavoro#. Francesco è così in gamba da non essere stato in grado di diplomarsi presso un istituto professionale di merda, ovviamente perché i professorilivolevanomale#.

In compenso, Francesco, ha una fidanzata che è una fregna spettacolare.

Ecco, lui va a votare. Proprio come me e te.

Guardo i servizi della CNN e BBC, Trump ha vinto.

E poi su Internet l’attesa marea di merda: commenti sarcastici, opinioni, insulti, consigli e Cristo in Croce. Ma i Simpson lo avevano predetto, è la battuta più originale. Fantastica. Assolutamente imprevedibile e non banale.

Certo, perché in un paese di obesi e ignoranti certe previsioni credo siano quasi impossibili.

La disperazione dilaga, forse si è sull’orlo di una terza guerra mondiale, conflitti atomici, deportazione per i messicani, le donne dovranno restare a casa e aprire le gambe quando l’uomo lo ordina. Un’isteria di massa –virtuale-, dove ognuno dice la sua ma al tempo stesso non ha ancora idea di cosa sia accaduto.

Una campagna politica così non la vedevo dalle elezioni del rappresentate di istituto del mio Liceo. Si candidava la peggio merda: tossici, analfabeti di 23 anni ancora intrappolati al secondo anno, presunti Punk con scarpe firmate, ritardate con manie di emancipazione. Una lotta tra ignoranti alla quale si era costretti ad assistere impotenti ma allo stesso affascinati dalle sorprese che l’antropologia riservava. Saltavano fuori promesse e progetti -tra l’altro pronunciati con un approssimativo uso del congiuntivo-, si citavano Berlinguer, il Che e addirittura Frank Zappa. Il tutto per assumere un piccolo ruolo in quell’universo mediocre e di merda che è il liceo.

La campagna di Trump è stata oggettivamente sullo stesso livello o forse peggio. Ha sbagliato tutto. Anzi no.

Si è essenzialmente rivolta all’America. E cioè quella nazione di razzisti, che ha fondato la sua ascesa sulla discriminazione e su massacri. Trump è l’inconscio americano, che invano cerca di essere represso e puntualmente viene fuori: Nixon, Bush Senior e poi ancora Bush. Non bastano un negro radical chic e una donna –cornuta- a far cambiare l’immaginario inconscio dell’americano medio.

Agli americani piace possedere un fucile da mostrare a cena agli amici, chiamare le cameriere delle stazioni di rifornimento “Baby”, appassionarsi a sport di merda come il baseball, mangiare ancora più di merda, appendere bandiere americane sul portico.

Voglio dire, anni e anni di film e non abbiamo imparato un cazzo?

Trump è la proiezione delle paure americane, l’antitesi del sogno americano.

Perché l’America non è più una terra di speranze, l’America è ormai a pezzi. Divorata da problemi sociali, una politica estera disastrosa e un’economia ormai collassata.

Trump con le sue promesse ha rassicurato gli americani impauriti e quindi ignoranti. Ha dato voce alle loro frustrazioni, giustificandole attraverso l’esistenza di presunti nemici (i messicani, l’ISIS, l’Europa), dimenticando che l’America da secoli inventa e distrugge nemici.

A conti fatti, Trump, era l’unica soluzione logica e possibile.

Il Brexit e l’avanzata dei movimenti populisti riflettono le angosce e le ansie del mondo occidentale. Di quella “Razza bianca” che ha la sensazione di poter perdere presto la maggior parte dei suoi privilegi. La recessione economica, i flussi migratori e le minacce terroristiche, sono alcuni fattori che hanno caratterizzato gli ultimi quindici anni e polverizzato quelle fragili certezze lentamente ricostruite dal secondo dopoguerra. Quella sensazione di poter continuar a vivere protetti dalle nostre mura e cullati dal suono della lavastoviglie.

Ciò che ogni professore o docente di storia vi dirà sempre, è che la storia è una tragica e costante ripetizione di eventi. E´ il fattore umano.

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