Dal vangelo secondo Saviano

1 Gennaio 2017, ore 00.01 ,un nuovo anno.

Ascolto i brindisi, gli auguri, le promesse che riecheggiano nel palazzo. Immagino l’odore dello spumante e dei panettoni aperti sul tavolo, l’aria un po’ pesante che avvolge la stanza dopo una cena dove il vino l’ha fatta da padrone,.

Sono a letto con un cazzo di Virus influenzale che mi fa vomitare l’anima ogni cinque minuti. Tra bestemmie e sudore, festeggio il nuovo anno.

Mi nutro di acqua e brodini da tre giorni, puzzo e soprattutto non mi sono ancora masturbato. Il che vuol dire che sto veramente male.

Alle 3:00 sono ancora sveglio, mi alzo per andare a pisciare.

Esco il cazzo, al buio, sperando di non pisciare fuori. Il rumore dell’urina che si schianta contro l’acqua del cesso mi dice che per il momento va tutto bene. Penso a Cristina, una barava ragazza di 23 anni spagnola che mi chiese dopo averle sborrato in faccia di pisciarle in testa. Figlia di papá, vacanze in giro per il mondo, vestiti firmati e chiede che qualcuno le pisci in testa. Il mondo è strano, il mondo è masochista, il mondo è straordinariamente banale.

Mi scrollo il cazzo e avverto quello stimolo che da qualche giorno era in letargo. Il cazzo comincia a indurirsi leggermente, lo rimetto nelle mutande e mi dirigo verso la stanza da letto. Voglio masturbarmi, e ho giá in mento il video.

Uno di Jenny Hard, in cui si mette a spompinare un tuzio in mezzo alla strada come se niente fosse. Quante persone si staranno masturbando in questo momento? Quanto sperma sarà versato? Abbastanza da riempirci una piscina?

Entrato nella stanza, mi blocco, d’istinto faccio due passi indietro, completamente scoordinato.

Immaginate di essere a casa da soli, nella vostra fottuttissima casa che conoscete a memoria. Nella quale sapreste muovervi anche a occhi chiusi. Una sorta di dolce monotonia, dove nulla di particolarmente imprevedibile potrà mai accadere a parte cambiare le guarnizioni del lavandino o spostare un quadro per fissarci al suo posto una mensola. Ecco, quella fantastica prevedibilità è spazzata all’improvviso da una presenza strana, che siede sul mio letto.

E’ un uomo calvo e sembrerebbe di carnagione olivastra, alto non più di un metro e settanta. Anzi forse più basso. E’ un essere vivente, cazzo. Respira e lo noto dalle sue spalle che si alzano e si abbassano lentamente seguendo il ritmo del suo respiro.

Indossa una giacca grigia, dalla quale fa capolino il colletto bianco della camicia.

Siede in una posizione rilassata, di attesa. Non posso scorgere il suo viso, ma immagino che le mani siano raccolte all’altezza dell’inguine, rafforzando ancora di più l’idea di una paziente attesa e calma quasi mistica.

Rimango interdetto, non so come reagire. ‘Ndo cazzo vado alle 3:15 di mattina in pigiama e maleodorante a chiedere aiuto? Magari è un sogno, magari è uno scherzo, magari sono morto col cazzo in mano mentre pisciavo.

Aspetto che faccia la prima mossa, magari è un alieno. Un messaggero che mi chiede di partire con lui e ingravidare la sua regina fregna, che ha deciso di dare origine a una nuova razza.

 “Vien…stai tranquill” Mi fa con tono calmo e rassicurante, senza voltarsi.

“E’ tutto appost’”…

C’è qualcosa ora che mi turba come non mai. E non è tanto la sua presenza, quanto il suo accento napoletano. Non avrei mai immaginato che gli alieni avessero un accento napoletano.

Mi avvicino cautamente, preparandomi ad un eventuale teletrasporto immediato. Gli sono affianco e già dal profilo sembrerebbe avere un volto familiare o per lo meno umano. Ma sono troppo confuso e sorpreso per giungere a una conclusione. Lui si gira, mi guarda e mi sorride.

“Ciao, son Robert’ Savian’. Piacer’!”

Porco Dio. Roberto Saviano in camera mia. Mi sarei aspettato di trovarmi qualsiasi persona in camera ma non il Robertone Nazionale. Invece lui è là, difronte a me, che mi fissa con quello sguardo un po’ strabico. I suoi occhietti neri e acquosi mi ricordano quelli dei conigli scannati, appesi nelle macellerie. Il suo volto ha lineamenti duri, scavati dalla una sorta di fatica dovuta a non so cosa. Probabilmente il cazzeggiare da uno studio televisivo all’altro. Il volto è ricoperto da una barbetta leggera, che lo fa sembrare intelligente. Gli mancherebbero gli occhiali per renderlo un perfetto candidato del Movimento Cinque Stelle.

Mi porge la mano. Gliela stringo.

Mi fa cenno di sedere accanto a lui. Tentenno un po’ intimidito e mi siedo.

Robertone profuma di pulito, di sapone di Marsiglia. E’ piacevole stargli accanto, trasmette tranquillità.

Aspetto che sia lui a iniziare il discorso, non so cosa dire. E oggettivamente sono anche un po’ deluso dal non aver trovato un alieno in camera.

“Schcomett’ che non sai pecché son acchí.”

“No, non lo so. E scusami se puzzo ma sono giorni che non posso alzarmi dal letto. Peggio di quella volta trascorsa con Laura a scopare per un giorno intero. Puzzavamo di genitali, sperma, sudore. Ma eravamo felici e contenti. Poi è partita per Londra, si è sposata con Alex, manager alla Ernest Young, due figli e un appartamento a Notting Hill. Ci sentiamo per Natale e Pasqua, le nostre chiamate durano non piú di dieci minuti. Nei quali si entrambi abbiamo paura di dire qualcosa di errato, di insensato che ci porti a piangere come due cretini e a prendere il primo aereo per vederci. Il mondo è straordinariamente banale, Robbe’. Perdonami, non volevo annoiarti.”

“Non ti devi schcusar. Non puzzerai mai come la corruzion’ e l’omertá di Napuoli.”

Rimango interdetto dalla sua affermazione e non capisco se interpretarla come un complimento, una battuta o una provocazione. Poi mi ricordo che appartiene alla scuola evangelica apostolica Sanatoro/Travaglio. Annuisco col capo e sorrido.

“Ok, ma come mai se qui?”

Mi rend’ quont, che la situazion’ è nu puocc stran pette’ ma agg’ saput’ che non gredi in me”.

“In che senso…”

“Non gredi alle barole, non gredi ca Robrto Savian’ é nu brav guaglion, ca vol bene a mammá e che andrá in pardis pecché denung a Mafia”.

Il nuovo anno non poteva cominciar in maniera migliore, con Saviano in camera che mi rinfaccia la mia non devozione. Nel mentre penso a Laura per non so quale cazzo di motivo. Penso che non ho fatto abbastanza, che non sarò mai abbastanza e che porcoddio non mi lascerà mai dietro questa sorta di vittimismo alla Goethe.

“Senti Robbe’, non ho niente contro di te. Cioè siamo in democrazia, ognuno dice ciò che gli pare. Non ti vedo come un santo o un martire. Anche se mi appari in camera mo di Madonna di Fatima. Non so se fai resuscitare i morti o moltiplichi le sarde ma non mi sento un tuo fan.”

“Io son Robert’ Savian’, lu schcrittor’. Facc’ pur a televisionn e schcrivo sobbr a Repubblic. Io so’ brav’ e onest’.”

“Robbe’ non ti devi giustifica’. Ti dico, fai che cazzo ti pare. Scrivi, racconta, fai le maratone Telethon, quello che vuoi. Ma non capisco ancora perché tu sia nella mia camera e soprattutto come hai fatto ad entrarci.”

“Io so’ Robbert’ Savian e io poss’ fa tutt’. Io non agg’ capit pecché non penzi ca so’ na brav person’. Ma tranguill, io ti perdon’. Non avere paura, “lasciate che i bambini vengano a me”, dico sempre.”

E’ uno scherzo, penso. Non può essere.

“Senti, non credo che tu non sia una brava persona. Credo solo che tu ti sia ritagliato un ruolo troppo mistico nell’immaginario collettivo, per altro speculando su tragedie e cazzi vari. Cioè, sei uno scrittore e capisco che tu debba descrivere la realtà. Ma non comprendo il perché tu non scenda in prima linea in quanto campano e amante della tua terra. Sarebbe un bellissimo esempio di coraggio oltre che qualcosa di concreto. In Italia siamo pieni d’intellettuali, poeti, scrittori e professori che raccontano cosa sarebbe giusto o no. Quando li ascolti, sembrano che stiano leggendo ricettari o liste della spesa, dove tutto sembra facile da trovare e la ricetta sia una pura formalità. Sembrano alienati nella loro presunzione, rinchiusi in palazzi di parole e demagogismo. Non capiscono che la gente si sente sola e ha bisogno di qualcuno che la prenda per mano e le mostri come possa iniziare un cambiamento. Tu parli di corruzione, Mafia, morti e stragi. Le descrivi nei minimi dettagli, quasi con una sorta di piacere masochista. Queste cose però le vediamo ogni giorno, ci sono raccontate da tantissime altre persone come te. Ciò che noi mortali chiediamo è cosa si possa fare e come per giungere a un piccolo miglioramento. I tuoi elenchi, le tue liste della spesa ti portano fama, successo e denaro, a noi solo angoscia e solitudine. Impotenza. Sembra quasi che tu viva in un mondo a parte, che tu sappia tutto ma non abbia voglia di condividerlo. Una sorta di Segreto di Fatima per morti di fame. Poi però mi sorge il dubbio che nemmeno tu abbia certe risposte. Che questa realtà così opprimente abbia soggiogato anche te e condannato a una sorte di impotenza. Questo spettacolo macabro ti affascina, come affascina guardare i cani spappolati sulla statale. Non vuoi porgerci lo sguardo ma lo fai, anzi hai quasi la tentazione di ripassarci sopra con la tua auto. Capisci?”

“No, non capischc. Io agg schricct libbr’, io agg denungiat i Casalesi e i politici nfam!’”

“Robbe’, ma perché parli, con ‘sto accento. Lo so che sei di Napoli, in televisione parli normalmente. Senti qua, tu puoi scrivere libri e denunciare chi vuoi ma devi stare attento al ruolo che vuoi assumere. Sei ovunque, il tuo nome compare ovunque così come la tu persona. Non mi meraviglierei se un giorno t’invitassero a presentare San Remo. Non hai mai preso le distanze dal business mediatico, non hai mai posto dei paletti tra la tua vita privata e il Saviano da televisione. E lo hai fatto consapevolmente. Perché il prestigio e la fama sono come puttane dai seni grossi, dal make up pesante e vestiti volgari ma ti fanno venire il cazzo duro. Le pensi incessantemente tutto il giorno e ti masturbi mentre tua moglie, “moralità” è in bagno a farsi la doccia”.

“Vabbuon’, ti do l’ultima possibilità. Bac’, queste stimmate e ti perdono”

Solleva le mani e mi mostra i palmi, sui quali non ci sono né stimmate, né alcun segno di martirio. Osservo il suo volto, vorrei provare rabbia, rancore e quanto di più distruttivo ci sia. Ma riesco solo a provare pena. Davanti a me ho una sorta di relitto umano, fantasma di se stesso. Non più in grado di secernere la realtà dalla sua narcisistica fantasia. L’ennesimo martire mancato, l’ennesimo profeta caduto tra le braccia dell’ovvietà e della paura di andare oltre.

Mi alzo, devo pisciare un’altra volta. Lui non dice nulla, né cerca di fermarmi.

Piscio fissando le mattonelle bianche del bagno e penso che un altro anno è trascorso, in cui ogni cambiamento si è trasformato magicamente nella copia di errori già commessi. Vorrei che questa solitudine e questa sorta d’incompetenza emotiva fuoriuscissero dal mio cazzo, come il piscio, come sperma. Semplicemente buttare fuori quanto più di patetico ho dentro di me, pensieri, parole, angosce, fantasmi.

Ritorno in stanza, Roberto non c’è più.

Non ho più voglia di masturbarmi.

Prendo il telefono e scorro la rubrica, mi soffermo sul nome Laura. Avvio la chiamata, la interrompo prima che il telefono posso squillare. Cancello il numero, blocco ogni tipo di contatto.

Un altro anno, riproviamoci. Proviamo a crescere.

Mannagiacristosaviano.

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